Il caso.

La velostazione mai nata alle Ferrovie 

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Nell’idea originaria, nasceva con un obiettivo lodevole: disincentivare l’uso delle auto, quindi meno inquinamento e meno stress alla guida dentro la città. Sarebbe dovuto essere un punto di riferimento per i ciclisti urbani e i cicloturisti, dove poter trovare uno spazio per parcheggiare le bici, una ciclofficina, una logistica leggera, servizi di consulenza, assistenza (infopoint). Invece il progetto di aprire una velostazione a Cagliari, così come accade in gran parte delle città italiane, non è mai decollato. Era stata anche individuata una sede strategia: la sala Asta, all’interno del parcheggio della stazione ferroviaria di piazza Matteotti. Non uno spazio scelto a caso: lì, infatti, è prevista la creazione di un centro intermodale (se ne parla da più di vent’anni), e l’apertura della velostazione avrebbe contribuito a realizzare l’obiettivo principale, cioè convincere i cagliaritani a lasciare le auto nel parcheggio e utilizzare le bici.

Il progetto è inserito nel Pums ed è anche riconosciuto dalla Regione che lo ha inserito nel sistema ciclistico regionale. Ma a distanza di anni, di quell’idea resta solo un edificio chiuso da una serranda fissata con un lucchetto arrugginito. Un «peccato», a sentire le associazioni ciclabili, «ma un progetto comunque ancora realizzabile» perché l’idea della velostazione era quella di creare qualcosa che va oltre il servizio per i ciclisti: uno spazio urbano che doveva accogliere e connettere, pensato per essere utile, accessibile e vivo. ( ma. mad. )

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