Ha chiuso il suo studio ai primi di maggio. Ma per la dottoressa Lussoria Sciolla, quel camice resterà come una seconda pelle. Quattordici anni a Sestu, una vita al lavoro in vari Comuni come medico di famiglia. Stasera, incontrerà i suoi pazienti, 1.500, per una messa alle 18, nella chiesa di San Giorgio, e un grande abbraccio collettivo. «Per noi è stata una di famiglia», affermano loro. «Fare questo mestiere è stata una fortuna», ribatte lei.
La storia
Con determinazione e tanta ironia: «Non ho mai detto no ad un turno, lavoravo anche alle corna del diavolo. Sono di una famiglia che forse avrebbe superato Stachanov», sorride. «Mia nonna diceva sempre: se fai, sai fare. E anche: fidati di chi fa molto. Non ci sono segreti, solo la passione». Ascoltarla è un viaggio nella storia di tantissime persone. «Sono nata nel '56 a Fordongianus, ho fatto il Liceo Classico al De Castro di Oristano. Nella mia classe quasi tutti abbiamo scelto medicina. Ti prendi cura della persona nella sua totalità. E ora sono io che ringrazio loro». La prima esperienza? «A Padru, una sede con tanti bambini, che sono una vera forza della natura». La più impegnativa? «Valledoria era una trincea, a 50 chilometri dall'ospedale. Lavoravo spesso a domicilio, mettevo flebo e cateteri». A Sestu ci è arrivata per ispirazione: «Potevo scegliere la nuova sede, c’erano diverse possibilità, mio marito è di qui ma non era comunque una scelta facile. Ho deciso davanti all’altare della Madonna alla Cittadella della Salute, quando ho dubbi vado davanti a un altare. Sestu è piena di persone genuine, accoglienti». Intanto lavorava alla Colonia Penale di Isili: «Ci sono tante patologie legate alla droga, e servono più strutture così, che accolgano, redimano. L’ultimo giorno mi hanno abbracciato tutti». Ha studiato la medicina cinese: «Guarda le persone nell'interezza, la usavo per le diagnosi. E poi l'agopuntura, i punti da massaggiare contro il mal di testa, la nausea».
Pratiche lente
Cosa non le mancherà? «La burocrazia. La piattaforma online per spedire le ricette. Lenta, funziona male». E ora? «Mi sono iscritta alla Facoltà di Teologia di Cagliari, con la stessa passione». Un ricordo speciale? «Quando ho accompagnato al policlinico Gemelli di Roma un ragazzo di Sestu che ha una malattia rara e si era aggravato. Era considerato terminale, ma grazie al lavoro dei medici, l'agopuntura, l'assistenza, l'emergenza è passata«. E proprio Serena Cappai, la madre di quel ragazzo, racconta: «Quando Alessio aveva bisogno, lei c'era anche i sabati e le domeniche, seduta ore accanto a lui. Ci ha asciugato le lacrime, ci ha fatto scudo come una guerriera. Una missionaria come medico e come persona».
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