Grazia Deledda, da Nobel a Maestra del folclore. La decisione dell’amministrazione comunale ha lasciato tanti nuoresi senza parole. Sabato sera, davanti al sagrato della chiesa della Solitudine, dove sono custodite le spoglie della scrittrice e a pochi passi dall'omaggio - rimasto poi incompleto - che Maria Lai le fece (con la sua ultima opera pubblica poi lasciata al degrado), si è tenuta la premiazione per il "Maestro del folclore". Il riconoscimento, prestigioso per gli amanti delle tradizioni popolari, è stato assegnato alla scrittrice premio Nobel nel 1926, Grazia Deledda.
Una forzatura
Il tutto è avvenuto nell’ambito del Redentore e nell'anno del centenario del Premio Nobel. La scelta, però, tra i cittadini raccoglie pochissimi consensi. Quasi nessuno, infatti, si dice d'accordo con l'assegnazione del premio, consegnato nelle mani di Leonardo Moro, presidente Isre a cui fa capo la Casa museo Deledda. I nuoresi, non hanno da ridire sul legame della scrittrice con la cultura popolare sarda, ma sulla «forzatura in un anno in cui di Deledda si sente solo parlare, senza avere nemmeno un programma che la celebri in maniera degna». L'assessora alla Cultura, Natascia Demurtas, ha affermato: «Attribuire alla Deledda questo riconoscimento significa rendere omaggio a una figura che, attraverso la sua straordinaria opera, ha saputo raccontare la Sardegna, la sua identità e il patrimonio di tradizioni, valori e memorie che ancora oggi ci appartengono». E poi aggiunge: «Il premio rappresenta il riconoscimento del suo legame con la cultura e la storia della sua terra, che ha saputo trasformare in una voce capace di oltrepassare i confini della Sardegna e diventare universale».
Dal Comune si era mantenuto il massimo riserbo sul nome. E per Demurtas, la coincidenza con il centenario rende il riconoscimento ancor più rilevante: «Celebrare la Deledda significa riconoscere il valore di chi ha saputo custodire, interpretare e tramandare l'anima della propria terra».
Voci perplesse
Eppure, per i cittadini e amanti della cultura, prevale una lettura diversa. «Grazia Deledda con il folclore c'entra con il volume Tradizioni popolari di Nuoro, che rappresenta una sorta di Bibbia per gli appassionati, ma nell'anno del Nobel è vergognoso che il massimo che riusciamo a darle sia questo. Bisogna capire cosa si intende per folclore e cosa si intende invece per tradizione». Perplessità condivisa dal nuorese Tonino Mesina: «Grazia Deledda è una delle più grandi scrittrici al mondo. Ce ne dobbiamo rendere conto. Ora, nell'anno del centenario, viene dato questo premio. Il riconoscimento, però, era nato per premiare persone che, avendo capacità più di altre, hanno creato e diretto cori, e sono diventati famosi. Mi vengono in mente: Alessandro Catte, Giovanni Todde (padre della presidente della Regione), o i grandi che l'hanno già ottenuto come Gian Paolo Mele e Tonino Puddu. I creatori di folclore sono i maestri della musica. Mi sembra una grande forzatura, perché il premio non è nato con questo spirito».
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