Da più di trent’anni sono una delle immagini simbolo di Cagliari, e per estensione di tutto il sud Sardegna. Una macchia rosa che cambia forma, si stringe, si sposta, ma non smette mai di farsi notare. Sa genti arrubia, li chiamano, i fenicotteri rosa, sono una presenza costante nelle cartoline cagliaritane, familiare a chiunque abbia guardato almeno una volta verso le zone umide della città. Eppure, in questi giorni, quella macchia sembra essersi scolorita.
A colpo d’occhio gli stormi sono più radi, gli specchi d’acqua più vuoti. Dal Bellarosa Maggiore alle saline quartesi, dai punti di osservazione su Monte Urpinu a quelli in viale Colombo, i trampolieri rosa sembrano essere meno.
Sono andati via o si sono semplicemente nascosti? Anche loro soffrono come noi il caldo e hanno preferito cercare un posto più fresco? Oppure hanno semplicemente finito il cibo e si sono spostati dove trovarne di più?
Il nodo nidificazione
Il primo dato è quello che arriva dagli occhi. Nei luoghi dove per mesi si sono concentrati migliaia di fenicotteri, oggi se ne vedono molti meno. Qualcosa è cambiato, ma prima di parlare di un calo bisogna fare un passo indietro.
Perché il calo, almeno in parte, era già evidente all’inizio della stagione riproduttiva. Nel Bellarosa Maggiore, la grande colonia alle porte di Cagliari, le coppie arrivate per nidificare sono state meno rispetto agli anni precedenti. Una diminuzione che si inserisce in una situazione ambientale non semplice: gli argini della colonia continuano a erodersi e gli spazi disponibili per la nidificazione si riducono. «Nonostante il ciclone Harry abbia fatto aumentare il livello delle acque – spiega Vincenzo Tiana, presidente dell’associazione per il Parco di Molentargius – c’è stato un grande impegno da parte del Parco per controllare il livello del Bellarosa Maggiore, che aveva sommerso molti siti di nidificazione».
La stagione riproduttiva, comunque, è andata avanti, anche se non con i numeri degli scorsi anni. Il bilancio definitivo deve ancora essere scritto: per sapere quanti pulcini siano effettivamente nati e quanti siano arrivati alla fase dell’involo bisognerà attendere il completamento degli ultimi conteggi. «Ma la stagione non sembra essere delle peggiori». A dirlo è l’ornitologo Sergio Nissardi, che collabora (anche) con il Parco di Molentargius. Nel frattempo, il numero degli adulti presenti nelle aree cagliaritane è sceso. «Probabilmente sono un po’ meno – spiega – ma anche quel “meno” resta un numero importante». Le stime degli ultimi giorni parlano di una presenza compresa indicativamente tra i 2mila e i 4mila esemplari. Dato ben lontano da quello raggiunto durante la stagione della nidificazione, in cui si stimavano circa 7mila coppie.
Nomadi del Meditteraneo
Ma anche questi numeri vanno letti con cautela. A Cagliari i fenicotteri possono essere nello stagno che si sta osservando oppure qualche chilometro più in là. «In questi giorni, per esempio, – aggiunge Nissardi – le vasche di viale Colombo sono abbastanza affollate: qualche giorno fa erano più di mille, con una stima che oggi arriva a circa 2 mila esemplari». A rendere ancora più difficile la lettura c’è la natura stessa del fenicottero. «È un animale opportunista – lo definisce Nissardi – e i suoi spostamenti non seguono sempre logiche facili da prevedere».
Dopo mesi trascorsi nelle stesse zone, gli uccelli possono spostarsi alla ricerca di nuove aree di alimentazione, soprattutto quando le risorse iniziano a ridursi.E poi ci sono i giovani. «Quando si fanno gli studi, gli strumenti di telemetria vengono utilizzati soprattutto sui giovani, per vedere la dispersione post-giovanile – racconta Nissardi – e si vede che il grosso si disperde un po’ in tutta l’area mediterranea. Solo una minoranza resta in Sardegna». È un continuo via vai che attraversa il mare e che rende difficile prevedere dove saranno gli stessi uccelli tra qualche settimana. «Successivamente arriveranno già altri giovani dalla Francia e dalla Spagna – aggiunge Tiana –. Siamo all’interno di un sistema di continuo via vai attraverso tutto il Mediterraneo».
Caldo e cibo
Resta anche la domanda sul caldo. Temperature elevate come quelle di questi giorni possono sembrare una spiegazione immediata, ma non ci sono elementi per stabilire un collegamento diretto. «I fenicotteri sono animali resistenti alle alte temperature, d’altronde alcuni esemplari si spingono persino in Kenya». Più interessante, secondo Nissardi, è il rapporto con il cibo: «Dopo avere sfruttato per mesi lo stesso ambiente, la disponibilità di prede può cambiare e gli uccelli possono cercare stagni meno sfruttati». È una dinamica già osservata nei monitoraggi regionali: con l’avanzare della nidificazione aumenta la quantità di animali che si spostano fuori dalla zona della colonia.
La macchia rosa, insomma, non è mai davvero ferma. E alla fine della stagione riproduttiva tende a diventare più rada. I numeri definitivi e il bilancio della nidificazione arriveranno con i prossimi conteggi. Intanto il grande movimento è già cominciato. Per quanto possano sembrare lontani, dispersi o scomparsi, i fenicotteri hanno una caratteristica che da oltre trent’anni li rende parte del paesaggio di Cagliari: se ne vanno, ma poi tornano sempre.
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