Biologico.

«Il mandorlo è una risorsa per l’Isola» 

Dalle produzioni dolciarie al turismo, la sfida di una nuova filiera agroalimentare 

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Un percorso sensoriale tra colori, profumi e gusti. A Monastir il prodotto biologico esce da una dimensione legata esclusivamente al cibo, diventando un’esperienza immersiva. Accadrà tra qualche giorno a “Fior di mandorlo”, una delle quattro aziende biologiche che tra il 25 e il 29 maggio apriranno le porte in occasione del Bio Festival 2026, dedicato alla promozione della sostenibilità e dei prodotti biologici. Per i visitatori è in programma un’esperienza il cui nome è già un manifesto: cibo per l’anima.

Lo spirito

«La terra, l’ambiente, il verde diventano cibo per l’anima nel momento in cui portano benessere alla persona», spiega Anna Rita Poddesu, 62 anni, oggi titolare dell'azienda agricola e presidente dell’associazione regionale dei mandorlicoltori dopo 35 anni alla Flai-Cgil, di cui è stata segretaria generale. Nei tre ettari di mandorleto c’è spazio anche per pistacchi, rose, lavanda e piante aromatiche, che lo trasformano in «un giardino sensoriale, dove visite guidate e percorsi olfattivi diventano un’esperienza non solo dal punto di vista agricolo», racconta ancora Poddesu. Il protagonista, però, resta il mandorlo, con i suoi profumi e sapori: «È un prodotto fondamentale per la Sardegna ed è paradossale che i dolci sardi vengano fatti soprattutto con mandorle importate dalla California o dal sud Italia», nota l’ex sindacalista. «Oggi abbiamo una grande opportunità di produzione e costruzione della filiera. Anche il mandorlo, come il settore vitivinicolo, può diventare oggetto di turismo esperienziale. C’è una legge regionale appena approvata che ci viene incontro, dunque iniziamo a parlare di “mandorliturismo”».

Il settore

Un discorso che si lega alle potenzialità di tutto il settore bio. «Il biologico costa di più, ma è una coltura da promuovere. È un investimento sulla salute della persona e dell’ambiente, e deve esserlo anche da parte del consumatore», evidenzia Poddesu. «Le opportunità per valorizzare le aziende non mancano, pure i fiori possono essere trasformati in cibo. Dobbiamo fare un passo avanti e far sì che la nostra agricoltura diventi biologica perché possa attrarre turisti». Un sistema appetibile «non solo per il nostro mare, ma per mangiare e stare meglio rispetto alle altre regioni. Non ci interessa la quantità, dobbiamo puntare sulla qualità e fare la differenza».

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