Dopo la Corte dei Conti e l’Autorità nazionale per l’anticorruzione, la privatizzazione degli aeroporti sardi rischia di andare a sbattere contro il Piano nazionale aeroporti 2026-2035 (Pna): il Governo l’ha adottato a maggio e diventerà pienamente operativo una volta ottenuta la valutazione ambientale strategica.
Posizioni opposte
Bisogna andare a pagina 71 per trovare la prima grande discrepanza tra lo scenario sardo e la «pianificazione di sistema» auspicata dal ministero dei Trasporti, quel Mit che suggerisce alle Regioni di «promuovere la costituzione di Sistemi aeroportuali mediante l’integrazione e la collaborazione della società di gestione, senza necessariamente modificazioni soggettive nella titolarità degli atti concessionari». L’esatto opposto di quanto la Giunta Todde punta a fare, attraverso una spesa di 30 milioni di euro per arrivare al 9,25% nella futura holding isolana. Un’operazione con «aspetti poco chiari», ha detto in sede di parifica del bilancio regionale la procuratrice della Corte dei Conti, Valeria Motzo. La gestione unica sarebbe a trazione privata, con il fondo F2i Ligantia al 50,25%, mentre il restante 40,5% lo prenderebbe la Camera di commercio di Cagliari e Oristano scambiando quella quota di minoranza con l’attuale controllo del Mameli del capoluogo, unico aeroporto rimasto pubblico in Sardegna e di cui l’ente camerale detiene il 94,45%.
L’origine
L’operazione sarda è partita una prima volta l’8 settembre del 2023. Allora la Regione non solo era fuori dalla partita, ma se oggi la fusione non è compiuta è perché l’ha bloccata il Tribunale di Cagliari, Sezione imprese, accogliendo il ricorso presentato dall’allora assessore ai Trasporti, Antonio Moro. In ballo c’era l’efficacia della Nsa, la società unica degli scali di Olbia e Alghero, preambolo per privatizzare il Mameli senza gara a evidenza pubblica, secondo un disegno societario su cui Corte dei Conti e Anac avevano espresso parere negativo. La Giunta Todde si è inserita nell’affare con il Term sheet di marzo, l’accordo preliminare su cui adesso è aperto un ricorso straordinario al presidente della Repubblica: l’iter della fusione sta ripartendo da zero, nuovi pareri andranno richiesti a Corte dei Conti e Anac, ma «come già sottolineato – si legge ancora a pagina 71 del Pna – la realizzazione dei Sistemi integrati aeroportuali non risulta legata alla costituzione di reti gestionali, se non su richiesta degli stessi gestori».
La visione
Insomma, per Governo ed Enac, l’Ente nazionale dell’aviazione civile che ha lavorato al Pna insieme al ministero, nell’assetto dei sistemi aeroportuali contano «connettività e con-accessibilità», ovvero la capacità degli scali di assicurare la mobilità anche «valorizzando le diverse possibili forme di intermodalità». Non solo: il Pna non trascura la centralità del Mameli di Cagliari in Sardegna, «ragion cui il mantenimento della sua caratterizzazione pubblica non deve in alcun modo venir meno», dice Pino Calledda, consigliere comunale a Cagliari, quota M5S, ma contrario all’operazione a differenza del partito di Todde. Anche perché il Pna considera come modello ottimale di integrazione quello pugliese, «a guida pubblica, con designazione della Rete regionale tramite decreto ministeriale e non attraverso una cessione di quote a un fondo privato, per di più senza gara», dice Calledda.
Effetto a catena
Nello scenario peggiore per la Sardegna, con la rinuncia al controllo pubblico, il rischio è che a traballare sia anche la nuova prospettiva che il Pna assegna a Cagliari come «scalo di rilevanza per supportare la crescita del trasporto merci», insieme a Malpensa, Fiumicino, Venezia, Brescia, Taranto, Ancona, Catania e Lamezia Terme. «Tutte condizioni non programmabili se va in porto l’operazione imbastita da F2I Ligantia, Camera di commercio e Regione», conclude Calledda. Sulla privatizzazione, è arrivata a metà luglio pure la bocciatura dei RossoMori: «L’azione della Giunta Todde, tesa a consegnare ad un fondo di investimenti il controllo di tutti gli scali sardi, preannuncia un peggioramento inaccettabile della mobilità. Ne faranno le spese, pagando un carissimo prezzo, cittadini e imprese. La Regione non persegua obiettivi del tutto estranei all’interesse dei sardi».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
