L’inizio è stato un po’ in sordina. Nel 2019 l’idea di ospitare a casa propria qualche amico per una cena tutti insieme, poi la decisione di allargare l’ospitalità ad altre persone. E così che Ignazia Atzeri ha messo su, in via dei Papaveri a Stella di mare 1, un home restaurant che profuma di casa e tradizioni. Dove la parola d’ordine e accogliere e servire del buon cibo locale. «Perché per noi ogni piatto è una storia raccontata, lontano dal rumore dei classici ristoranti, in un’atmosfera familiare», dice.
Il boom
Anche in città, soprattutto tra le lottizzazioni del litorale, comincia a decollare la formula che trasforma abitazioni private in veri e propri ristoranti occasionali, dove non ci sono camerieri ma padroni di casa che uniscono la passione per la cucina casalinga all’ospitalità. Per ora “ufficiali” ce ne sono due, un terzo ha chiuso ma non certo per la crisi. Tutti infatti vanno avanti a gonfie vele, aprendo le porte pochi giorni al mese. Quello di Ignazia Atzeri si chiama Ziri Ziri: «Proponiamo una cena sarda-emiliana, perché il mio compagno è emiliano» racconta, «l’idea ci è venuta viaggiando e vedendo quanto questa formula è diffusa. Noi apriamo due volte al mese e i nostri ospiti sono sia sardi che stranieri. Noi ci sediamo a tavola con loro».
La pioniera
Più longeva è Eleni Ampatzopoulou che il suo “Apriti sesamo”, in via Mar Egeo a Sant’Andrea, lo ha inaugurato nel 2003. La cucina proposta è quella greca. «La cosa più bella è che le persone vanno via felici», racconta, «questa è la più grande soddisfazione. Apriamo tre volte, nel fine settimana e seguiamo tutte le regole. Per non fare concorrenza ai ristoranti non abbiamo nessun tipo di attrezzatura professionale, si usano le pentole di casa». E poi c’è Roberta Parisi, costretta a chiudere per motivi personali dopo 5 anni: «È stata un’esperienza bellissima e di successo. Ogni mia cena era accompagnata dalla musica».
Le critiche
Un mercato in crescita ovunque finito però nel mirino dei ristoratori tradizionali, che spesso accusano gli home restaurant di concorrenza sleale. «È un fenomeno che esiste, cresce e incontra una domanda da parte dei consumatori», spiega il presidente della Fipe Confcommercio Sud Sardegna Emanuele Frongia, «per questo riteniamo fondamentale che sia inserito in un quadro omogeneo di regole chiare. Non è una questione di contrapposizione con la ristorazione tradizionale, ma prima di tutto di equità e sicurezza».
Anche a garanzia dei consumatori. «La natura domestica di un home restaurant», prosegue Frongia, «non può far venir meno le garanzie previste quando si preparano e somministrano alimenti e bevande a clienti paganti: sicurezza alimentare e requisiti igienico-sanitari, adempimenti amministrativi e fiscali, corretta informazione su prezzi e allergeni e tutela del consumatore». E conclude «Il successo che queste attività stanno avendo anche a Quartu rende ancora più importante evitare zone grigie: nuove formule possono trovare spazio sul mercato, ma chi offre un servizio di ristorazione al pubblico deve essere identificabile e controllabile e operare nel rispetto delle regole del settore».
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