Il festival.

I segreti del meteo nello spazio 

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È dalla necessità di interpretare fenomeni complessi che nasce il ruolo della meteorologia nell’Aeronautica Militare, dove la previsione delle condizioni atmosferiche è innanzitutto una questione di sicurezza. Un concetto che oggi si estende oltre l’atmosfera terrestre. Accanto alla meteorologia tradizionale si è sviluppato lo space weather, la meteorologia spaziale: lo studio dell’attività del Sole e dei suoi effetti sulla Terra e nello spazio vicino al nostro pianeta. La lezione del tenente colonnello dell’Aeronautica Daniele Mocio, previsore meteorologico e noto volto televisivo, ha animato uno dei panel della mattina al Festival dell’Aerospazio, in corso a Olbia.

I satelliti

Protagonista della meteorologia spaziale è il Sole. «La sua attività non è costante, ma segue un ciclo di circa undici anni, caratterizzato anche dalla variazione del numero delle macchie solari. Durante le fasi di maggiore attività aumentano la possibilità e l’intensità di fenomeni come i brillamenti solari e le espulsioni di massa coronale». Quando queste perturbazioni raggiungono l’ambiente terrestre possono interagire con la magnetosfera. «Le aurore boreali sono l’esempio più spettacolare: sono bellissime, ma nascondono possibili conseguenze per tecnologie e infrastrutture dalle quali dipende la società contemporanea», spiega Mocio. GPS, comunicazioni, reti elettriche e sistemi satellitari possono risentire delle tempeste geomagnetiche. «La nostra dipendenza dai satelliti è cresciuta enormemente. Comunicazioni, navigazione, osservazione della Terra e numerosi servizi dipendono da sistemi che operano nello spazio». Il problema diventa ancora più diretto quando si parla di astronauti, che operano in un ambiente dove la protezione dell’atmosfera e della magnetosfera è molto più limitata. «L’obiettivo è monitorare continuamente, costruire scenari e fornire informazioni corrette e comprensibili a tutti», avverte Mocio. Una corretta comunicazione che riguarda anche la meteorologia quotidiana. Espressioni come «bomba d’acqua» possono essere fuorvianti se utilizzate senza una spiegazione scientifica. «Anche distinguere tra un caldo afoso e un caldo torrido non è solo una questione linguistica: temperatura e umidità producono condizioni differenti e devono essere comunicate correttamente».

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