Il problema non è riempire le poltrone, ma lasciarne qualcuna libera. Succede al Teatro Massimo di Cagliari, dove il Cedac ha dovuto limitare gli abbonamenti alla prosa per lasciare spazio ai non abbonati. Un paradosso, quello illustrato nel corso della conferenza stampa che si è tenuta ieri alle 11 al Teatro Massimo, che racconta un pubblico in crescita del 2,5 per cento all’anno e introduce la stagione 2026-2027: 102 spettacoli tra prosa, danza e altri linguaggi.
«Non è questione di numeri ma di partecipazione autentica, non occasionale», chiarisce Antonio Cabiddu, presidente del Cedac. Al primo anno del partenariato pubblico-privato, il Massimo guarda agli investimenti, ma soprattutto a «costruire un pubblico informato e consapevole, trasversale alle generazioni, e a rendere il teatro più accogliente». A tessere quello che Valeria Ciabattoni, direttrice artistica, definisce «un bell’ordito» sono i dieci titoli della “Grande Prosa”, da novembre a maggio.
I grandi nomi
Il mito interroga il presente con “Lisistrata” di Aristofane, affidata a Lella Costa, e “Nessuno / Le avventure di Ulisse”, interpretato da Stefano Accorsi. Il teatro guarda dentro sé stesso in “Dopo la prova” di Bergman, diretto e interpretato da Gabriele Lavia, e “Pirandello Pulp”, con Massimo Dapporto e Fabio Troiano, per la regia di Gioele Dix. Veronica Pivetti, Manuela Mandracchia e Lucia Vasini rileggono invece Brecht in “Breaking Brecht”.
E poi le domande del nostro tempo: “Stato contro Nolan”, testo di Stefano Massini diretto da Alessandro Gassmann, affronta fake news e libertà d’informazione; Luca Marinelli attraversa le origini dell’universo con “La cosmicomica vita di Q”, da Calvino. In scena anche Milena Vukotic e Giulia Fiume ne “L’Inconveniente”, Massimo Wertmüller e Antonio Bannò in “Come Mandela” e l’apertura musicale di “The Opera Locos”, premiatissimo spettacolo spagnolo. Ritorni attesi, come Lavia e Vukotic, e debutti, come Marinelli, tra classici e contemporaneità.
Quattro i titoli della danza, da dicembre ad aprile: “L.A.V.A.”, firmato da Emio Greco, Pieter C. Scholten e Roberto Zappalà, “Lo Schiaccianoci” nella versione di Mauro Bigonzetti, “Don Quixote” del Serbian National Ballet Theatre e “Giselle”, che David Campos rilegge sul tema della violenza sulle donne. Intorno, programmi che offrono al pubblico una varietà di registri: “Questioni di Stile” con Mimmo Borrelli, Marco Baliani e Anagoor; “Il Terzo Occhio” con Mario Tozzi ed Enzo Favata e Babilonia Teatri; “Pezzi Unici”, il Jazz Club Network e il teatro per ragazzi. Ci sono anche gli incontri sul teatro curati da Nicola Fano.
“No Limits”
Crescono le proposte accessibili a ciechi e ipovedenti, con audiodescrizioni e percorsi tattili, e quelle rivolte alle persone neurodivergenti. Con “Teatro No Limits” anche “Giselle” entra in un progetto che rende la danza accessibile a chi non vede. Poi gli under 25, i laboratori, gli incontri, le collaborazioni con scuole, università e IED. Insomma non solo abbattere ostacoli, ma offrire a ciascuno la possibilità di partecipare. Il teatro non vive isolato dalla città. L’assessora alla Cultura e al Turismo Maria Francesca Chiappe ricorda il milione di euro destinato dal Comune alle associazioni e gli oltre due milioni complessivi investiti, con 85 attività gratuite da giugno a settembre. L’obiettivo è rendere Cagliari «culturalmente viva tutto l’anno», anche come destinazione turistica. Antonella Giglio, direttrice generale regionale dei Beni culturali, frequenta il CeDAC da 40 anni e ne sottolinea la crescita «importante e innegabile»: il Massimo serve una comunità che supera i confini comunali, quella della Città Metropolitana.
Un tempio laico
L’offerta cresce, cambiano i linguaggi, si allarga il pubblico ma il teatro continua a fare ciò che ha sempre fatto: mettere le persone di fronte ai propri conflitti, alle domande del presente, alle contraddizioni della società. Un tempio laico in cui non si cercano necessariamente risposte, ma si condividono domande. E anche così si costruisce una comunità.
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