Circa seicento persone tra allevatori, produttori, sindaci e rappresentanti della trasformazione ieri a Tramatza alla nuova assemblea dei Pastori senza bandiere.
Il confronto
Il nodo resta il prezzo del latte, oggi intorno a 1 euro e 40 al litro, mentre per gli allevatori sotto 1 euro e 50 non ci sarebbero le condizioni per andare avanti. «Con questi prezzi è impossibile affrontare una nuova campagna», avverte Gianuario Falchi. Gli organizzatori chiedono che la remunerazione del latte torni a seguire costi di produzione e andamento del mercato. Il Pecorino Romano ha recuperato valore, sostengono, senza che il beneficio sia arrivato nella stessa misura agli allevatori. Da qui la richiesta di regole di autoregolamentazione della filiera e il richiamo alla normativa europea sulle pratiche commerciali sleali. «Abbiamo chiesto questo confronto in modo democratico, per discutere e capire se ci sono ancora le condizioni per andare avanti», spiega Fabio Pisu. In sala anche esponenti dell’industria casearia. Pierluigi Pinna allontana l’idea di una contrapposizione inevitabile: «Gli allevatori sono collaboratori, non sono antagonisti. È arrivato il momento di collaborare, lo abbiamo fatto negli ultimi anni con ottimi risultati. Se oggi c’è un rallentamento dell’economia, legato soprattutto a fattori esterni, dobbiamo prenderne atto e continuare a lavorare insieme». Il Consorzio del Pecorino Romano, assente all’assemblea, con una lettera firmata dal presidente Gianni Maoddi precisa che la scelta riguarda «esclusivamente le modalità del confronto». Aveva proposto un incontro preliminare con una delegazione di pastori, rifiutato dagli organizzatori, ma ribadisce che la diversa valutazione sulla formula «non debba interrompere il dialogo né alimentare divisioni». «Il futuro degli allevamenti e quello delle imprese di trasformazione sono strettamente legati», scrive il Consorzio, precisando che il prezzo del latte compete ad allevatori e trasformatori e offrendo «dati, analisi e strumenti utili a un confronto obiettivo e consapevole».
Il tavolo
La Regione, pur non presente a Tramatza, sceglie di proseguire il lavoro già avviato coinvolgendo l’intera filiera. Il Tavolo verde del 28 settembre aveva già affrontato produzione, giacenze, andamento del Pecorino Romano, costi aziendali e strumenti finanziari con Sfirs, comprese le misure di destocking e i 25 milioni di euro stanziati contro l’aumento dei costi. «Sederci insieme, condividere i dati e seguire con attenzione l’evoluzione del mercato», è la linea indicata dall’assessore Francesco Agus, che ha convocato per il 13 ottobre a Oristano il Tavolo della filiera lattiero casearia ovina, con organizzazioni agricole, trasformatori, caseifici, Consorzi Dop, Sfirs, agenzie regionali e rappresentanti del credito. Sul caro carburante Assessorato e Laore stanno inoltre lavorando al bando, puntando a un contributo di almeno 30 centesimi al litro. Ma da Tramatza arriva anche un avvertimento. Falchi guarda al 2019 e mette in discussione l’efficacia dei confronti rimasti senza esito: «Inutile fare tavoli, tavoli, tavoli che poi portano sempre a risultati che forse non capiamo». Già annunciata una nuova mobilitazione a Cagliari davanti al Consiglio regionale.
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