La protagonista.

Georgia Cécile, i sardi e l’orgoglio scozzese «Identità da difendere» 

R&b, soul e sonorità elettroniche  per un’artista tutta da scoprire 

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Magnetica presenza scenica ed elegante intensità canora di un'artista capace tanto a conquistare, quanto a evolversi: e lei è Georgia Cécile, pluripremiata cantautrice e nuova voce della Scozia, che oggi inaugurerà la diciassettesima edizione dell'International Nora Jazz Festival. Nell'intrigante miscela di jazz, soul e sonorità elettroniche e r&b di nuova generazione, l'artista sarà accompagnata dal suo Quartet – formato da Ferg Ireland (contrabbasso), Max Popp (batteria) e l’amico e collaboratore di sempre, Euan Stevenson (piano) – per le 21.30, sul palco del sito archeologico di Nora.

Eredità e nuove sfide
Trovare la propria strada non è stato facile per Cécile che, originaria di Glasgow e già dal lignaggio legato alla musica, inizialmente accontenta i genitori e studia giurisprudenza. «Erano sicuri che quel percorso fosse l'opzione migliore, e volevano mi trovassi una buona università e un buon lavoro» spiega l’artista, «ma in breve mi resi conto che non faceva per me. Così un giorno, chiesi ai miei genitori di passare a una formazione musicale: sulle prime erano delusi, ma gli feci capire che volevo solo seguire il mio cuore. “Beh”, mi dissero, “se ciò ti farà felice, noi ti sosterremo” e da allora, il loro supporto non è mai mancato». Una scelta naturale in retrospettiva, visti il successo da pianista del nonno Gerry e la carriera canora della zia Ann. «La musica era una parte importante della famiglia, ma mio nonno aveva anche un mestiere serio, così come zia: nessuno aveva mai pensato di renderla una professione prima di me, e ciò mi ha permesso di impegnarmi e dimostrare il mio valore».

Gli inizi

Laureatasi in Popular Music alla Napier University di Edinburgo e forte dell’incoraggiamento dei suoi docenti, Cécile inizia a rilasciare inediti. «Amavo scrivere canzoni e volevo farle ascoltare: quelle prime uscite però non erano granché, stavo ancora capendo chi fossi e sperimentando vari stili. Tra questi solo il jazz restava un punto fisso, e ciò anche grazie a Euan, amico già da diversi anni e ora al mio fianco in veste di pianista e co-autore». In coppia con Stevenson, l’artista esordisce sulle rotazioni radiofoniche come Georgia Smith – scegliendo poi l’attuale alias per evitare confusioni con la connazionale Jorja Smith – incidendo nel mentre il debutto “Only The Lover Sings” (2020). «Ci ho lavorato per quattro anni, ingenuamente avevo grosse aspettative e solo una volta uscito ho capito che c'era ancora da faticare. Ma allo stesso tempo, proprio con quel disco la scena jazz britannica ci ha accolto a braccia aperte».

L’evoluzione

Un’ulteriore spinta arriva nel 2022, con il prestigioso UK Jazz Act of the Year. «Non era il primo premio, ma sicuramente il più importante fino ad allora e mi ha spronato a crescere. Dopo il trasferimento a Londra, ho cominciato a scrivere un extended-play per togliermi la pressione di un intero disco, e portare un approccio più giocoso e sperimentale». Arriva così la svolta tinta di elettronica, r&b e influenze globali in “City Girl” (2025). «Ho collaborato con artisti da tutto il mondo, anche loro trovatisi nella città che ispirava il mio nuovo stile: in Scozia non avevo mai vissuto quel caleidoscopio vibrante che è l’ambiente londinese, dove ho potuto finalmente reinventarmi senza pregiudizi, circondata da artisti talentuosi e ispirata a impegnarmi di più». A colmare l’attesa per il prossimo album, che sarà «una nuova affermazione di rinascita, nelle sincere parole di una ragazza», c'è il singolo “Caledonia”. «È un brano della tradizione scozzese, con cui ho omaggiato le mie radici: come voi sardi, anche noi siamo molto orgogliosi della nostra identità, che cerco di portare sempre con me. Ai Mondiali abbiamo celebrato pure la sconfitta, che per noi e il nostro proverbiale ottimismo non è mai tale».

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