Viterbo. È di ventitré intossicati (17 detenuti e 6 agenti) il bilancio della protesta scattata sabato nel penitenziario Nicandro Izzo. Di sera alcuni detenuti della sezione precauzionale hanno incendiato dei materassi e, in pochi istanti, una densa coltre di fumo tossico ha invaso il reparto, estendendosi fino all’infermeria. Tra gli intossicati anche il comandante della polizia penitenziaria, accorso sul posto. Tredici sono stati trasportati d’urgenza all’ospedale Belcolle, con codici che andavano dal verde al rosso, mentre altri dieci sono stati curati direttamente nella casa circondariale dal personale sanitario intervenuto. La situazione è tornata alla normalità solo dopo alcune ore. Così nel cuore della notte, intorno alle 2, mentre la sorveglianza era ostacolata dalla confusione generale un detenuto di 29 anni di origini marocchine si è tolto la vita, impiccandosi nella sua cella, in un’altra sezione. Sul posto sono intervenuti la Squadra mobile, la polizia scientifica e la pm Veronica Buonocore, che ha affidato le indagini alla polizia penitenziaria. E ieri gli agenti hanno sventato un altro tentativo di suicidio da parte di un detenuto.
Intanto si indaga per chiarire le motivazioni che hanno indotto ad appiccare le fiamme. Tra le ipotesi spicca il tentativo di rivolta. Ieri la situazione sanitaria era parzialmente rientrata, con tutti i ricoverati dimessi, ad eccezione di un agente e di un detenuto che restano in osservazione. Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha ringraziato tutti coloro che hanno garantito i soccorsi ed espresso «vicinanza agli agenti della polizia penitenziaria e ai detenuti coinvolti nell’incendio. La tempestività dell’intervento, il coordinamento tra i diversi servizi e l’elevata professionalità dimostrata nella gestione di un’emergenza così complessa hanno consentito di assicurare un’assistenza immediata e qualificata a tutte le persone coinvolte».
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