L’allarme.

Emergenza plastiche, si rischia ancora il blocco del ritiro 

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I mastelli della plastica lasciati fuori dalle case. Il porta a porta paralizzato. Storia di otto mesi fa, a Cagliari e dintorni ma non solo. Oggi quell’emergenza rischia di ripetersi per la solita crisi che è nazionale e passa anche dalla concorrenza extra Ue.

L’ultimo allarme l’ha lanciato Giorgio Quagliuolo, presidente di Corepla, il Consorzio italiano per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica. Ovvero, il sistema da cui passa anche la Sardegna, visto che nell’Isola la filiera dei polimeri soffre una carenza strutturale, per cui tutta la frazione accumulata in case e uffici viene spedita oltre Tirreno dopo una primissima lavorazione. La crisi, come spiegato da Quagliuolo sulle pagine de Il Sole 24 Ore, vale un mix di ragioni. Intanto: il mercato mondiale richiede sempre di più plastica vergine, mentre in Italia c’è un’ampia disponibilità di misto poliolefinico, una combinazione di polietilene (Pe) e polipropilene (Pp), materiali chimicamente incompatibili tra loro e di non facile separazione, visto che fondono a temperature diverse. «Parliamo – ha spiegato il presidente – delle frazioni meno nobili della plastica che sono di difficile riciclabilità». Si aggiunga che «i rincari dovuti al blocco di Hormuz hanno favorito la domanda di polimeri riciclati» e quelli cinesi non solo sono di ottima qualità ma vengono anche messi sul mercato a prezzi stracciati.

Il risultato è che «i centri italiani di conferimento e selezione hanno raggiunto livelli critici» per l’invenduto, ciò che «rischia di compromettere la continuità del servizio. Senza misure urgenti e straordinarie – è stato l’allarme di Quagliolo –, il blocco della raccolta differenziata in ampie aree del Paese è un rischio concreto, in parte già manifestatosi». Una delle soluzioni è «aumentare i volumi autorizzati degli impianti, ma solo come ultima misura emergenziale». Il problema non sarebbe risolto a monte.

La crisi non riguarda unicamente l’Italia: «Nell’ultimo periodo in Europa – ha concluso il presidente di Corepla – sono stati chiusi quarantacinque impianti di riciclo. Si aggiunga l’aumento dei costi energetici». Per ora non si intravedono vie d’uscita. Il ritiro della plastica resta un problema. ( al. car. )

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