L’inchiesta.

Frode fiscale, scatta il maxi sequestro 

False fatture tra società fantasma per 345 mila euro: commerciante nei guai 

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Un vorticoso giro di fatture false tra diverse società che, per l’accusa, sarebbero state costituite solo con lo scopo di realizzare finte spese per eludere le tasse. Con un maxi-sequestro da 160mila euro, eseguito dagli uomini della Guardia di Finanza, è venuta alla luce un’inchiesta della Procura su una presunta frode da 345mila euro che ha portato all’iscrizione del registro degli indagati di un commerciante cagliaritano, di origine cinese, sospettato di aver messo in piedi una complicata rete di fatture incrociate per operazioni inesistenti.

Il provvedimento

Su richiesta del pubblico ministero Giangiacomo Pilia, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cagliari ha disposto il sequestro preventivo a carico del commerciante. Secondo gli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, comandato dal colonnello Paolo Pettine, tra il 2019 e il 2021 una società con sede legale in città avrebbe utilizzato fatture emesse da 11 presunte società “cartiere” – aziende che esisterebbero formalmente sulla carta, ma che non svolgono una reale attività economica e verrebbero utilizzate soprattutto per emettere fatture relative a operazioni mai avvenute – con sede in Lombardia, Lazio e Toscana. Queste imprese sarebbero state prive di una reale struttura aziendale, di fatto inattive e dedite, secondo l'ipotesi investigativa, all’emissione di fatture utili solo ad aumentare le spese detraibili dall’azienda dell’imprenditore orientale, iscritto nel registro degli indagati e difeso dall’avvocato Francesco Marongiu.

Il deposito

Al centro del lavoro dei finanzieri ci sarebbero i bilanci di un’azienda che gestisce alcuni punti vendita orientali nel Cagliaritano: per l'accusa avrebbe contabilizzato oltre 345 mila euro di costi fittizi, con l'obiettivo di ridurre le imposte da pagare. Durante le perquisizioni nella sede della società e nell'abitazione dell’imprenditore, i militari delle Fiamme Gialle hanno anche scoperto oltre 100 mila euro in contanti, custoditi in una cassaforte murata e accuratamente nascosta in una camera da letto. Al momento della perquisizione l’imprenditore si trovava all’estero, ma ha comunicato agli investigatori il codice della cassaforte così che potessero procedere all’accertamento e al sequestro del denaro.

L’indagine

Il pubblico ministero Pilia e gli uomini della Finanza hanno analizzato centinaia di documenti fiscali, caratterizzati da descrizioni generiche o dalla mancata indicazione dei beni acquistati. Solo per una piccola parte delle operazioni è stato possibile verificare pagamenti tramite bonifico. Gran parte delle fatture - sempre stando a quanto chiariscono i militari in una nota – risultava invece formalmente pagata in contanti, con importi mantenuti sotto le soglie previste dalla normativa antiriciclaggio. Il sequestro della somma riconducibile al commerciante risalirebbe al mese scorso, ma ne è stata data notizia solo ieri.

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