L’emergenza

I timori della sindaca: «L’hotspot di Monastir trabocca di migranti» 

Ugas: 800 persone in spazi da 300, non si può considerare normalità 

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Cresce la paura per il numero dei migranti ospiti nel Centro di accoglienza straordinaria e Hotspot di Monastir. Nei caseggiati sarebbero attualmente presenti circa ottocento persone a fronte, secondo il sindacato di Polizia Anip-Italia Sicura, a fronte delle trecento per cui sarebbe progettata. «È una dimensione che non può essere considerata ordinaria», commenta la sindaca Paola Ugas, «e che non può diventare la nuova normalità senza una valutazione seria e trasparente della capacità della struttura, delle condizioni di gestione e dell’impatto che questa situazione determina sul territorio».

Le difficoltà

Il numero di ospiti, decisamente superiore a quello previsto, genera difficoltà organizzative e igienico-sanitarie che si sommano alle tensioni e aggressioni ai danni degli operatori. «Perché si è arrivati a ottocento presenze? Qual è la capacità effettiva della struttura? Quali sono oggi le condizioni organizzative e di sicurezza? Quali risorse e forze sono state messe in campo per affrontare questa situazione?», si domanda la prima cittadina di Monastir, che sottolinea anche la necessità di «governare il fenomeno, garantendo condizioni adeguate per chi viene accolto, chi lavora nella struttura e per la comunità che la ospita».

Il confronto

L’obiettivo è ora chiedere un nuovo confronto con la Prefettura e le istituzioni competenti per conoscere le azioni che lo Stato intende adottare. «Monastir ha fatto e continua a fare la propria parte», precisa Ugas, «con senso di responsabilità e nel rispetto delle istituzioni. Ma proprio per questo è necessario che anche il nostro territorio venga ascoltato e coinvolto nelle decisioni che riguardano una struttura di queste dimensioni. Come sindaca ho il dovere di rappresentare i cittadini di Monastir e chiedere risposte precise, non possiamo limitarci a prendere atto di numeri che crescono».

Il fronte di Sestu

La preoccupazione supera i confini del paese e arriva a Sestu, il cui territorio comunale si trova a poche centinaia di metri da Cpa e Hotspot. «Sono a breve distanza, in particolare dalla zona di San Gemiliano che è frequentata ogni giorno da famiglie, sportivi e cittadini», afferma il sindaco di Sestu, Michele Cossa. «Non vogliamo creare allarmismi», aggiunge, «né alimentare ostilità nei confronti dei migranti, ma una struttura pensata per trecento persone non può gestirne un numero molto superiore senza conseguenze. Servono interventi immediati per garantire sicurezza, ordine e condizioni dignitose per tutti».

«Si deve prevenire»

Il Comune segnala anche un flusso continuo di persone lungo la strada comunale che conduce a San Gemiliano: «Non possiamo aspettare che si verifichi un episodio grave prima di intervenire. Occorre prevenire, tutelando le persone accolte, gli operatori e le comunità locali». Nei prossimi giorni Cossa si unirà alla prima cittadina di Monastir per chiedere alle autorità un aggiornamento sulla situazione e sulle misure previste, sottoporre formalmente le preoccupazioni del Comune e chiedere particolare attenzione per il territorio di Sestu e per San Gemiliano.

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