Il caso

Ironman, Curridori gareggerà per la Spagna 

Lo “strappo” della triatleta villacidrese: «Ho dato tanto senza ricevere niente, sono amareggiata» 

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«Ho deciso di rappresentare la Spagna ai campionati del mondo di Ironman». Elisabetta Curridori ha fatto la propria scelta. Ne aveva fatta un’altra già quattro anni fa, quando aveva lasciato Villacidro, dove viveva con il proprio compagno, Jim Thijs. Aveva deciso di cambiare, nonostante lo stesso ex triatleta pro belga avesse spesso ammonito: «La Sardegna è una terra perfetta per allenarsi». «C’è tutto, ma forse manca una certa mentalità», aveva invece puntualizzato lei, in un’intervista di inizio 2023.

Fitri addio

Oggi quella scelta è stata radicalizzata ed Elisabetta Curridori non ha neppure più la tessera italiana: «Quest’anno non ho rinnovato la licenza con la Federazione Italiana Triathlon. A gennaio è stata diramata una circolare nella quale era specificato che gli atleti professionisti che intendessero gareggiare nei circuiti Ironman e Challenge dovessero pagare 200 euro alla federazione e sottoscrivere un codice etico», spiega. «Secondo questo, non puoi parlare della Federazione in interviste pubbliche o sui social media, pena la revoca della tessera. Questo a me è sembrato qualcosa di terribile, ma non tanto per il pagamento, che peraltro non condivido, perché gareggio da tanti anni penso di aver dimostrato di avere i requisiti per gareggiare come Élite e penso che debbano essere i risultati sul campo a parlare, non il fatto di pagare o meno. Ma non accetto le regole imposte dal codice etico: ma che mondo è questo?», è il suo sfogo.

Nessun favoritismo

«A quel punto ho parlato con la Fitri, chiedendo delucidazioni e devo dire che mi è stata anche prospettata la possibilità di non pagare (in base a una postilla che mi farebbe rientrare in una categoria che non è tenuta a farlo). Però io non voglio favori di alcun tipo», prosegue. «Adesso sono tesserata con il Club Natacion Banyoles, la Fetri, la federazione spagnola di triathlon mi ha rilasciato la licenza per poter gareggiare da professionista. Quando ti iscrivi al campionato del mondo di Kona ti viene chiesto quale nazione vorresti rappresentare: io ho scelto la Spagna». Alle Hawaii, dove cercherà un risultato di prestigio e dove ha i migliori piazzamenti di sempre per un’atleta italiana, accanto al suo nome ci sarà la bandierina rossa e gialla della Spagna.

L’amarezza

«Non cerco l’approvazione di nessuno ma è una scelta che ha motivazioni profonde», chiarisce l’ex campionessa italiana della distanza media e primatista nazionale di tutte le distanze lunghe del triathlon. «Forse è anche dettata dall’amarezza per tutti questi anni. Ho 35 anni, penso di aver dato tanto e aver ricevuto pochissimo, dalla Federazione forse niente. Non ho sponsor italiani, ho provato anche a scrivere alla Regione Sardegna, ho tentato di avere dei sostenitori italiani. Zero».

Nuova vita

«In Spagna mi sono sentita accolta. Jim qui a Banyoles lavora come responsabile della sezione triathlon del Club», conclude. «Questo è il posto dove vorrei continuare a vivere e per me questa è la decisione più sensata. Che venga compresa o meno non mi interessa. Ero stanca di avere a che fare con persone che di sport capiscono poco. E so che la mia stessa scelta è stata fatta da Mattia Ceccarelli, il vincitore dell’Ironman Austria a Klagenfurt e che rappresenterà la Romania, la nazione del suo allenatore. Ma so che anche per lui è stata una decisione presa a malincuore». In tante gare, al traguardo, ha sventolato la bandiera dei Quattro Mori. Difficile che faccia lo stesso con il tricolore.

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