Caldo in superficie, caldo a decine di metri di profondità: il Mediterraneo ha la febbre. E i rischi non sono solo i fenomeni meteo estremi: animali, alghe e piante tipici, abituati alle antiche temperature, stanno soffrendo e anche nei mari sardi si diffondono specie “aliene”, spesso dannose, talvolta addirittura pericolose.
I risultati del monitoraggio “Mare Caldo” diffusi qualche settimana fa da Greenpeace sono allarmanti: la scorsa estate le tre stazioni sarde di rilevamento (nelle Aree marine protette dell’Asinara, di Tavolara-Punta Coda Cavallo e di Capo Carbonara) hanno registrato anomalie della temperatura superficiale fino a 3,5 gradi oltre i valori di riferimento, e il calore si era propagato fino anche 30-40 metri di profondità, minacciando gli organismi bentonici come la gorgonia gialla e il corallo mediterraneo. Le comunità marine si riorganizzano, e ad avere la peggio sono le specie più sensibili alle alte temperature.
Molluschi in sofferenza
Ma l’estate bollente che stiamo vivendo ha fatto registrare il superamento dei 30 gradi nelle acque di Villasimius e sembra destinata ad aggravare il quadro rilevato nel 2025. «Questa – avverte Antonio Pusceddu, biologo marino dell’Università di Cagliari – potrebbe essere una delle annate più calde di sempre, anche per il mare. Questo pone problemi grossi, per la biodiversità e non solo. I molluschi bivalvi sono in sofferenza: a Santa Gilla, dove è in corso un progetto di ricerca guidato dal Cnr, sono andate perse cozze e ostriche e ci sono decine di famiglie disperate. Le vongole stanno meglio perché crescono infossate nella sabbia dei fondali, ma la raccolta è manuale e il caldo torrido mette a rischio la salute degli operatori: perciò nel progetto sono coinvolti anche ricercatori medici».
Pesci alieni
I pesci non stanno meglio. Marco Casu, zoologo marino e delle acque interne dell’Università di Sassari, spiega che i fenomeni da tenere d’occhio sono due: «C’è la meridionalizzazione, con la diffusione di specie che dalle zone più meridionali del bacino si spostano verso nord come il vermocane (dal Nord Africa: urticante, rovina le reti e rilascia le piccole spine di cui è ricoperto), il pesce pappagallo (da Creta, ghiotto di gorgonie), il pesce serra (dall’Egeo: gran predatore, è in competizione con la spigola). E poi c’è la tropicalizzazione, con l’ingresso di specie attraverso il canale di Suez o lo stretto di Gibilterra: si va dal pesce coniglio (prolifico e ghiotto dello stesso cibo di cui si nutre il sarago) al pesce palla maculato (che contiene una tetrodotossina pericolosissima: guai a mangiarlo) al granchio blu nuotatore, simile al granchio blu ormai consueto (e molto dannoso per la pesca) e avvistato per la prima volta vivo in Sardegna di recente, nella laguna di Tortolì».
Per non parlare della caravella portoghese (una medusa «estremamente urticante») o del pesce balestra («territoriale»: due turisti sono stati morsicati un mese fa nelle acque del Cilento).
Da Suez, spiega Casu, negli ultimi anni sono entrate «almeno 1.000 specie». E il conto è in aggiornamento: vedi l’allarme lanciato dai ricercatori dell'Università di Tel Aviv per tre specie in procinto di trasferirsi dal Mar Rosso al Mediterraneo (pesce palla stellato, pesce capra cinnabro e carango maculato giallo). Col mare caldo, aggiunge Casu, è meno raro anche l’avvistamento sotto costa di squali («verdesche e smerigli si avvicinano perché le loro prede, sardine e sgombri, scarseggiano»), tonni (uno qualche giorno fa ha seminato il panico in una spiaggia spagnola) e delfini.
Strategie della posidonia
Non c’è pace neanche per la fauna marina: «Alghe e piante – spiega Pusceddu – patiscono. Soffre persino la posidonia, pianta capace sopravvivere al Messiniano, cinque milioni di anni fa, quando il Mediterraneo era in secca e le acque degli stagni superavano i 30 gradi e avevano tassi di salinità elevatissimi. Da 13 anni a questa parte la osserviamo produrre fiori e frutti: una strategia riproduttiva messa in atto – accanto a quella tipica, vegetativa – per avere maggiori probabilità di sopravvivenza. Prima non succedeva».
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