Dai lavoratori sommersi a chi vive in condizioni di fragilità economica, passando per chi ha un mestiere ma non gli strumenti per trasformarlo in un’attività regolare. Il Comune prova a dare una risposta a queste situazioni con un percorso che punta a trasformare idee e competenze in nuove imprese. Si chiama “Contributi per nuove attività imprenditoriali rivolte a soggetti vulnerabili” ed è il bando presentato ieri mattina a Palazzo Bacaredda, nell’ambito del programma europeo Pn Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027. Sul piatto ci sono due milioni di euro destinati alla formazione, all’assistenza tecnica e, in una seconda fase, al sostegno economico per l’avvio delle attività.
Il piano
Le candidature sono rivolte ai percettori del Reis (Reddito di inclusione sociale) di Cagliari che attualmente solo oltre 1600, e le donne che beneficiano del Reddito di libertà. Per chi non rientra nelle prime due categorie è richiesta un’attestazione Isee non superiore ai 6.500 euro. La prima fase coinvolgerà 60 partecipanti, con la possibilità di estendere il numero a 80. Le domande potranno essere presentate entro il 24 novembre.
«Vogliamo mettere queste persone nella condizione di trasformare un’idea, una competenza o una capacità in un possibile lavoro», spiega l’assessore allo sviluppo economico Carlo Serra. «Il Comune non intende creare direttamente posti di lavoro, ma mettere in campo una politica attiva che possa aiutare a costruirsi un’opportunità». Tra i tre e i quattro mesi di percorso per un totale di 45 ore. È previsto anche uno sportello gratuito per accompagnare i partecipanti nelle procedure di iscrizione.
Gli step
La formazione sarà soltanto il primo passaggio. Al termine verrà pubblicato un secondo avviso riservato a chi avrà frequentato almeno l’80% del percorso e sviluppato un’idea di impresa che si tiene in piedi, per assegnare i contributi destinati all’effettivo avvio delle attività.«Non abbiamo intenzione di creare debiti in capo a persone che già vivono una situazione di difficoltà», dice Alessandro Cossa, responsabile del servizio Suape, mercati e attività produttive. «Se una persona ha un’idea sarà nostra cura evitare che si avventuri in un’impresa che potrebbe peggiorare la sua condizione». Il progetto guarda anche a chi possiede già una capacità professionale ma non è riuscito a trasformarla in un’attività regolare. «Pensiamo per esempio ad un imbianchino che sa fare il proprio lavoro ma ha bisogno di diventare regolare. Oppure a chi svolge attività come badante o ambulante senza avere una struttura imprenditoriale». Un’attenzione particolare sarà riservata alle donne che percepiscono il Reddito di libertà. Per loro non sono previsti vincoli territoriali a differenza degli altri beneficiari. «Spesso una donna che subisce violenza deve allontanarsi dal proprio luogo di residenza per sicurezza. L’autonomia economica è libertà», aggiunge il dirigente Cossa.
L’ambizione è fare del bando uno strumento stabile da riproporre negli anni. Per questo verranno coinvolte anche associazioni, enti del terzo settore e organizzazioni sindacali per accompagnare le persone interessate.
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