Università

«Dobbiamo garantire ai giovani sardi il diritto di restare» 

Entro il semestre sarà presentato un piano strategico per le isole 

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Inviata

Il diritto di andare e quello di restare. Raffaele Fitto, vice presidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le riforme, nell’apertura del 464° anno accademico dell’Università di Sassari, parla di fondi e di strategie europee con uno sguardo ai ragazzi e alle ragazze e alla loro possibilità di costruire un futuro in Sardegna, primo antidoto allo spopolamento. È l’ospite d’onore di questa cerimonia nella più antica Università sarda, voluto dal rettore Gavino Mariotti per accendere i riflettori sulle opportunità offerte dai fondi europei che peraltro l’Ateneo turritano ha colto ottenendo 120 milioni dal Pnrr quasi tutti già spesi.

I giovani

«Ho accettato volentieri l’invito di questa Università che è tra le maggiori beneficiarie dei fondi europei e ha un forte radicamento nel territorio, importante per costruire un percorso in grado di dare una prospettiva ai giovani, in un intreccio tra ricerca, competitività e impresa che consente la crescita dei territori». Territori che hanno necessità di ricette diverse. La demografia è uno dei temi al centro dell’agenda, nelle sue due facce. Il 75 per cento degli europei vive nelle grandi aree metropolitane, ha ricordato Fitto, con le emergenze collegate ad iniziare dalla crisi abitativa. Ma l’altra faccia è lo spopolamento delle aree interne. «Dopo aver conquistato per i giovani europei il diritto di muoversi, penso al programma Erasmus ma a tanti altri strumenti che hanno offerto grandissime opportunità, dobbiamo interrogarci sul diritto a rimanere, chi vuole restare dove è nato e cresciuto deve avere il diritto di restare, partire deve essere una libera scelta, non un obbligo, e per questo è necessario appianare la disparità territoriale».

L’insularità è tra le condizioni più evidenti di disparità. «In questo semestre, sotto la presidenza cipriota – ha annunciato Fitto – stiamo lavorando per presentare per la prima volta una strategia per le isole, è un tema rilevantissimo previsto dai dispositivi del trattato europeo che all’articolo 174 si occupa delle isole ma non è stato ancora attuato. Sarà un’occasione per mettere in evidenza la particolarità delle isole, studiare interventi mirati». Tra questi la mobilità. «La continuità territoriale è di vitale importanza per gli spostamenti delle persone e l’approvvigionamento di beni essenziali».

Pnrr

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato una misura straordinaria ma anche un’occasione per mettere in campo diverse strategie. «Bisogna far diventare lo straordinario, ordinario. Non replicando lo stesso strumento ma rendendo ordinaria quel tipo di strategia, investendo, come è stato fatto in quest’Università, in medicina, tecnologia, sostenibilità ambientale». Mettendo in primo piano scienza e ricerca, come nel progetto dell’Einstein telescope, a cui però secondo Fitto occorre dare continuità. Il vice presidente della commissione promette semplificazione e flessibilità. «Oggi non possiamo più pensare a un bilancio immutabile per sette anni».

Le sfide

L’Europa, secondo Fitto, deve affrontare scelte paragonabili a quelle dei suoi primi passi negli anni Cinquanta, sul fronte interno e quello estero. «Solo con la guerra alle porte di casa, quattro anni fa, abbiamo scoperto la dipendenza energetica dalla Russia». Non si sbilancia, rispondendo alle domande dei giornalisti, sul caso delle navi davanti alle coste sarde ma affronta il tema più generale della difesa. «È evidente che il rispetto dei confini internazionali deve essere garantito, penso che la sicurezza nazionale ed europea, giorno dopo giorno, si dimostri come essenziale e fondamentale». E alla fine dell’intervento l’omaggio, di rito ma pertinente, ai sassaresi illustri (in apertura aveva anche salutato l’ex ministro Beppe Pisanu in prima fila). «Segni, Cossiga, Berlinguer sono figure che hanno dato, nelle loro differenze, segnali molti importanti nella costituzione dell’Europa. Antonio Segni ha sottoscritto nel 1957 i trattati. Credo che siano questi lo spirito e la sensibilità giuste per la difesa dell’Europa, partendo dalla Sardegna»

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