Bologna.

Corteo pacifico per Fakir. Lepore sotto scorta dopo le minacce 

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Bologna. “Giustizia, giustizia, giustizia”. I cori per Abdherraim Fakir riecheggiano nel quartiere del Pilastro, tra i palazzoni popolari. In migliaia si inginocchiano, alzano il pugno in aria e rievocano il gesto del Black Lives Matter, il movimento nato nel ricordo di George Floyd. Poi da via Svevo, a ridosso dei garage dove Fakir è morto una settimana fa durante un fermo di polizia, il corteo si avvia mentre dal microfono viene ricordato chi è morto «per mano dello Stato». Nonostante la massima allerta, il dispositivo di sicurezza messo in piedi è stato decisamente poco invasivo, con le forze dell’ordine che hanno seguito la manifestazione a distanza, probabilmente per evitare tensioni. «La violenza di pochi non può macchiare intenzioni solidali», ha commentato l'arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi. Parlando del fermo di Fakir da parte dei poliziotti, lo stesso cardinale ha ribadito la vicinanza agli agenti spiegando però che «chi deve fronteggiare il complesso tema della sicurezza si trova spesso a farlo in condizioni difficili, imprevedibili, di grande tensione, che richiedono le indispensabili capacità dell'uso della forza ma anche e soprattutto il controllo di questa». Intanto resta il sollievo per una manifestazione pacifica, senza tensioni, ben lontano da quanto accaduto lunedì scorso, quando il centro di Bologna è stato messo a ferro e fuoco, con scontri tra polizia e manifestanti. Un episodio al quale hanno fatto seguito numerose minacce social all’ideatore della manifestazione, il sindaco Matteo Lepore, al quale ieri la prefettura ha deciso di assegnare una scorta che lo protegga continuamente, in eventi pubblici e privati. Solidarietà bipartisan al sindaco, anche se FdI dice: «Siamo convinti che Lepore debba chiedere scusa alle forze dell’ordine e a tutti i bolognesi per il clima di tensione che ha contribuito a creare in città».

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