La lectio.

Chi era davvero Violante Carroz Lo spiega la moda 

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Era una donna molto elegante, con un prezioso corredo di accessori e gioielli. Una donna di potere, senza dubbio, ma non necessariamente di leggendaria ferocia, come la descrivono le cronache. Quali pietre preferisse, o quale fosse la foggia degli abiti prediletta da Violante Carroz per ostentare forza e ricchezza, lo dirà la lectio di domani alle 18, all’ex Regio Museo di Cagliari, organizzata dai Musei nazionali. Inserita all’interno dei “Dialoghi di archeologia architettura arte e paesaggio”, curati da Maria Antonietta Mongiu e Francesco Muscolino, l’incontro ricostruirà il “lusso e le arti suntuarie ai tempi di Violante Carroz: gioielli, amuleti, oggetti protettivi, pietre preziose, design e moda“. Nella prospettiva, secondo i relatori Carolina Naya Franco, docente di Storia dell'Arte all'Università di Saragozza, e Marco Antonio Scanu, storico dell'arte, di togliere il velo nero che avvolge la figura della contessa di Cagliari e Quirra. E, nello stesso tempo, suggerisce Mongiu, di esplicitare il legame tra valore estetico e potere economico, di cui, da sempre, la moda è un’espressione.

Tra storia e leggende

La narrazione popolare è impietosa verso la signora del Castello di San Michele. Unica figlia ed erede di Giacomo Carroz, viceré di Sardegna, Violante è accusata di aver ucciso il proprio confessore, facendolo impiccare all’altana di una finestra nella sua dimora in provincia di Oristano. Altre versioni più clementi sostengono che “non fosse così malvagia“, perché finanziò la costruzione della cattedrale di Ales. A causa delle sue malefatte, pare che vaghi ancora per il Parco e il Castello di San Michele. Una fama sinistra che non corrisponde alla realtà storica. La stessa sorte, ovvero la distorsione dei loro profili biografici, accomuna, secondo Mongiu, molte figure femminili delle vicende sarde: dalle giudicesse Adelasia di Torres a Eleonora d'Arborea, fino a Benedetta di Cagliari. Un approccio “femminista" alla storia, precisa, significa, in questo caso, affidarsi alle fonti invece che all'aneddotica. Nel caso di Violante Carroz, morta nel 1510 di ritorno dal pellegrinaggio a Santiago di Compostela, sono stati ritrovati il testamento e l'elenco dei beni e degli abiti portati con sé durante il lungo viaggio.

“Plissé Semper Plissé”

«Un inventario che si inserisce nel progetto “Plissé Semper Plissé” dei Musei nazionali, e che assume particolare valore se si considera il significato economico, oltre che estetico, dell'abbigliamento d'epoca: tessuti e capi venivano inclusi negli assi ereditari al pari di beni preziosi, proprio come oggi si farebbe con un abito d'alta moda o con gioielli firmati». Oggi come ieri, l’abbigliamento è un’efficace rappresentazione di potere economico e sociale. La lectio, dunque, legge la figura di Violante Carroz non più attraverso le leggende che ingenerosamente da secoli la circondano, ma a partire dai documenti concreti, «per restituire a lei e alle figure femminili della storia un ruolo di sostanza e non di semplice rappresentazione estetica».

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