Nuovi disagi all’orizzonte nell’ambito sanitario per i cittadini di Iglesias: a fine aprile un altro medico di famiglia andrà in pensione e chiuderà l’ambulatorio, lasciando altri 1.500 pazienti senza assistenza di base. Intanto, a un mese dall’attivazione del servizio Ascot al presidio Santa Barbara per gli oltre quattromila pazienti rimasti senza medico, il bilancio che emerge dal territorio è critico e apre interrogativi sul futuro della sanità locale. Tra carenza di medici di base, soluzioni emergenziali e strutture ancora inutilizzate il sistema appare in forte affanno.
L’analisi
«Sembrerebbe che ancora non abbiano trovato i medici», osserva l’ex medico di base Giorgio Madeddu, confermando quanto riferito dalla Asl Sulcis Iglesiente, che assicura: «Qualsiasi novità o cambiamento verrà comunicato tempestivamente». Il nodo principale, secondo Madeddu, è economico e organizzativo: «I giovani medici non accettano incarichi da medico di famiglia perché è un lavoro totalizzante, tra ambulatorio, domiciliari, telefonate e mail, con compensi inferiori», sostiene, definendo l’Ascot «una pezza e la sconfitta della sanità territoriale», incapace di garantire continuità assistenziale. Sul tema, il consigliere di minoranza del Comune di Iglesias, Luigi Biggio, punta l’attenzione sull’inadeguatezza del servizio per un bacino così ampio di cittadini: «Il servizio è insufficiente e fatica a gestire tutti questi pazienti. Per una ricetta si rischia di perdere mezza giornata di lavoro. A quel punto conviene andare in farmacia e pagare». Biggio evidenzia come l’Ascot, nato per far fronte a un’emergenza, rischi di diventare una soluzione stabile: «Non deve diventare la normalità. Serve una risposta nel più breve tempo possibile». Tra le proposte, quella di semplificare almeno la gestione delle ricette per i pazienti cronici, attraverso strumenti digitali che ridurrebbero l’afflusso agli ambulatori.
Nessuna risposta
Anche il segretario regionale e referente territoriale della Fimmg, Federico Contu, conferma che a Iglesias, nonostante le procedure attivate, al momento non ci sono medici che hanno risposto ai bandi, nonostante i 201 medici presenti nella graduatoria aziendale dei medici disponibili per incarichi a tempo determinato. L’Ares fa sapere che un primo bando, relativo agli incarichi vacanti per i medici del ruolo unico di assistenza primaria per l’annualità 2026, scade il 15 aprile. Per il secondo, invece, con il quale si punta a trovare medici di base a tempo indeterminato, c’è tempo per candidarsi fino ad agosto. Tuttavia, Contu propone nel frattempo una strada alternativa: valorizzare le Case di comunità di prossima apertura. «I medici di Iglesias sarebbero disponibili a lavorare in queste strutture e a prendersi carico dei pazienti senza assistenza», afferma. Una soluzione che garantirebbe continuità assistenziale e minori costi rispetto agli Ascot, oggi limitati a prestazioni essenziali».
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