Non si spegne la tensione intorno al Centro di accoglienza e Hotspot di Monastir. Dopo lo scontro tra giovani del posto e migranti, a riaccendere il dibattito è ora l’ipotesi di ampliare il Cas con nuove strutture. A lanciare l’allarme è il sindacato Anip Italia Sicura: «Se si costruiscono nuovi spazi ogni volta che arrivano nuove persone, il messaggio che rischia di passare è: “Venite, c’è posto”», afferma il segretario nazionale Flavio Tuzi. «Ma Monastir non può diventare un albergo né la nuova baraccopoli del Sud Sardegna. Perché invece di intervenire sui padiglioni già esistenti, bonificarli e ristrutturarli, si dovrebbe scegliere di realizzare nuove strutture?». Sulla stessa linea il M5s Sardegna: «Un Centro sostanzialmente lasciato a se stesso con centinaia di persone nello stesso complesso e pochi agenti chiamati a controllare ingressi, trasferimenti e sicurezza. Il Governo deve smetterla di affrontare ogni nuovo arrivo aggiungendo posti senza spiegare quale futuro abbia deciso per Monastir». Interviene anche Alberto Di Rubba, commissario regionale della Lega: «Su Monastir ho presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno chiedendo di valutare ogni intervento necessario per affrontare la pressione esercitata sul territorio, attraverso un rafforzamento delle forze dell’ordine e, dove necessario, l’impiego dell’Esercito». Il consigliere regionale Stefano Schirru (Alleanza Sardegna) aggiunge: «Gli episodi di violenza dei giorni scorsi vanno condannati senza esitazioni, ma non si può ignorare una situazione che da tempo presenta forti criticità. La gestione dell’accoglienza non può essere scaricata sui Comuni».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
