Arbus-Sardara.

Caccia ai cinghiali, abilitati in 43 

Superato l’esame, ora il patentino per abbattere gli animali in eccesso 

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Per l’emergenza cinghiali sono 43 i cacciatori abilitati dalla Provincia del Medio Campidano come coadiutori al contenimento. Sono figure che hanno superato l’esame di corsi specifici, approvati dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, organizzati nei comuni di Arbus e di Sardara per il rilascio del patentino obbligatorio per chi vuole impegnarsi a ridurre la fauna selvatica. In questo caso l’abbattimento dei cinghiali, una specie ultimamente in crescita tanto da arrecare notevoli danni all’agricoltura e criticità per la sicurezza:basti pensare ai numerosi incidenti stradali causati da attraversamenti degli animali.

Via libera all’Albo

Gli amanti della doppietta, 42 uomini e una sola donna, cioè l’assessora all’Agricoltura di Arbus, Sara Vacca, sono in attesa della consegna dell’attestato di promozione per avviare l’attività in collaborazione con le autorità preposte: Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Asl e Ispra. Intanto la Provincia ha istituito l’Albo per l’iscrizione, che avviene solo su richiesta degli interessati e in seguito alle verifiche degli uffici. Riservato ai residenti nei 28 Comuni del territorio, è suddiviso in due sezioni, tra cui una specifica per cinghiali e altri ungulati: questo permette di operare sia “con sparo”, se in possesso di porto d'armi, che con altri sistemi. L'operazione rappresenta un passo importante per il potenziamento delle attività di monitoraggio e gestione del problema, in un settore sempre più strategico per la tutela dell'ambiente e delle attività agricole.

I rischi

Considerato che la procedura procede a rilento, la preoccupazione per i nuovi “coadiutori” è che dopo la frequenza al corso e l’esame teorico-pratico superato, resti una scatola vuota. Un cacciatore e armiere, Antonio Musu, dice: «Siamo formati. E ora? Al progetto bisogna dare gambe, il territorio soffre, non solo gli agricoltori alle prese con selvatici che rovinano i prodotti delle terra, ma anche gli hobbisti. La Regione solleciti gli enti coinvolti per accelerare il Piano di abbattimento, senza il quale non si può intervenire». I prossimi passi prevedono l’individuazione delle aree più critiche da cui partire, anche tramite agricoltori e allevatori nelle cui proprietà si porteranno avanti le attività di contenimento.

L’emergenza

«Quando abbiamo deciso», ricorda Vacca, «di formare personale per il contenimento dei cinghiali, investendo fondi di bilancio, l’auspicio era ed è che queste azioni di controllo delle specie selvatiche possano contribuire a tutelare le attività agricole, ma anche la biodiversità delle nostre campagne, spesso minacciata dallo sviluppo fuori controllo di una popolazione animale rispetto a un’altra». La presidente della Coldiretti, Michela Dessì, ricorda: «Purtroppo, negli ultimi anni la presenza degli animali selvatici come i cinghiali si è fatta sempre più massiccia, mettendo in serie difficoltà le aziende agricole già alle prese con una situazione economica non favorevole. È il momento di collaborare per il completamento del Piano».

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