Alghero.

Beach club a Calabona, il pm: «A giudizio» 

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La Procura di Sassari accelera sul caso Calabona e chiede il rinvio a giudizio per cinque persone coinvolte nella realizzazione del beach club A-Mare. Una svolta che riporta al centro dell'attenzione una delle vicende urbanistiche e ambientali più controverse degli ultimi anni, tra sequestri, dissequestri, ricorsi e uno scontro che vede contrapposti il Gruppo d'Intervento Giuridico e la società che gestisce la struttura balneare. Le contestazioni riguardano gli interventi eseguiti nell'area costiera a sud di Alghero. Qui, secondo l'accusa, sarebbero stati effettuati sbancamenti e modifiche del terreno, con l'eliminazione della vegetazione spontanea su circa 900 metri quadrati, la posa di prato erboso e specie vegetali non autoctone, oltre all'installazione di pedane, strutture amovibili e opere collegate all'approdo a mare. I reati ipotizzati riguardano violazioni paesaggistiche, edilizie e danni a beni paesaggistici sottoposti a tutela.

La vicenda prende il via dagli esposti del Gruppo d'Intervento Giuridico. L'associazione aveva denunciato lo snaturamento di un tratto di costa demaniale, sostenendo che gli interventi autorizzati avrebbero dovuto avere carattere esclusivamente precario, temporaneo e completamente reversibile. Sul fronte opposto, la Società dei Bagni del Corallo, che gestisce A-Mare, continua a respingere ogni addebito. In una nota gli imprenditori avevano già annunciato la mancata apertura per la stagione 2026, sottolineando pure che oltre venti lavoratori stagionali resteranno senza occupazione. Giovanni Pirisi, a nome della società, ricorda inoltre che il progetto era in possesso di tutte le autorizzazioni previste rilasciate da ben 19 enti pubblici e che le strutture amovibili sarebbero state smantellate. (c.fi.)

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