Il provvedimento.

Avvocati, sì alla riforma della professione  

Ok al Senato alla delega per rivedere tirocinio, deontologia e aggregazioni 

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L’avvocato potrà pattuire con il cliente l’ammontare del pagamento per l’incarico da svolgere, ma nel rispetto della legge del 2023 sull’equo compenso per le prestazioni professionali, che stabilisce che l'onorario debba essere «adeguato alla quantità e alla qualità della prestazione resa». E arrivano nuove modalità per forme di esercizio collettivo dell'attività legale (associazioni, reti - anche multidisciplinari - e società fra esponenti della stessa categoria) e viene rivisto il tirocinio che durerà 18 mesi, di cui 12 con frequenza obbligatoria di Scuole forensi.

I punti

È ciò che prevede il disegno di legge delega per la riforma dell'Avvocatura che ha ottenuto il via libera definitivo al Senato con 114 voti a favore, nessun contrario e 19 astensioni (dai banchi del M5s); approvato dal Consiglio dei ministri il 4 settembre del 2025, il provvedimento è stato varato a Palazzo Madama senza modifiche, rispetto alla versione licenziata alla Camera il 26 maggio. All’articolo 1 si stabilisce che il governo, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della normativa, adotti uno, o più decreti attuativi per la revisione ordinamentale delle regole per l'esercizio dell'attività categoria che conta in Italia oltre 228.000 soggetti (una platea che, recitano i dati della Cassa forense, è però in costante decremento, a causa delle migliaia di cancellazioni all'anno, soprattutto di donne, mentre nel 2020 gli associati erano più di 245.000, ndr).

Il Consiglio

La riforma rafforza il segreto professionale, affida al Consiglio nazionale forense (Cnf) il compito di emanare e aggiornare periodicamente il codice deontologico e delinea le attività riservate all'Avvocatura, ossia assistenza, rappresentanza e difesa davanti a tutti gli organi giurisdizionali, nelle procedure arbitrali, nella negoziazione assistita e mediazione obbligatoria, nonché consulenza legale e assistenza stragiudiziale, ma «fuori dei casi in cui ricorrono competenze espressamente individuate relative a specifici settori del diritto e previste per gli esercenti altre professioni regolamentate». Il provvedimento ripristina la formula solenne del giuramento con la quale, all'atto dell'iscrizione all'Albo, l’avvocato si impegna ad adempiere ai propri doveri. Soddisfatto il presidente del Cnf Francesco Greco che auspica che «il governo mantenga lo stesso passo mostrato finora nell'attuazione dei decreti delegati».

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