Il racconto di Guido Vaciago, alcuni giorni fa su Tuttosport, è struggente. Rileggendo del passionale ed elegante corteggiamento di Gianni Agnelli al bomber del Cagliari vien voglia di tornare per la strada a ricordare Riva, a gridare ai più giovani cosa sono i valori, la parola, la fedeltà. È il 24 maggio del 1969, l’Italia deve giocare poche ore dopo un’amichevole con la Bulgaria a Torino. Gli azzurri, con una folta rappresentanza del Cagliari, sono in ritiro a Villa Sassi, un elegante hotel nelle colline torinesi.

L’Avvocato vuole acquistare Riva a qualsiasi costo, la Juve ha bisogno dei suoi gol. Si presenta, chiede di vederlo, la chiacchierata – lunghissima – si tiene nel giardino con vista sulla città. «Riva, io firmo l’assegno, la cifra la metta lei», così Agnelli, uno degli uomini più facoltosi d’Italia. «Avvocato, non è una questione di soldi. Io non voglio lasciare la Sardegna, devo fedeltà a quella terra e quella gente che mi ha accolto come un figlio e che non mi sento di tradire». Poi, sicuro: «Io non mi troverei bene lontano dalla Sardegna». La risposta del proprietario della Juve: «Ma lei potrebbe tornare in Sardegna ogni volta che vuole, le metterei a disposizione un aereo per questo». E Riva segna uno dei suoi gol più belli: «La ringrazio, avvocato, ma non credo che sarei lo stesso giocatore e la stessa persona se lasciassi il Cagliari e la Sardegna». In quel momento, scrive Vaciago, “ad Agnelli basta a percepire la sincerità di Riva e ammira ancora di più quello straordinario giocatore. E si fa struggente il dispiacere per non poterlo vestire con la maglia della Juventus di cui, pensa l’Avvocato, sarebbe diventato un grande capitano”. Il corteggiamento, patto fra gentiluomini, finì in quel momento.

La sua terra

Gigi Riva ci ha lasciato il 22 gennaio 2024, aveva accusato un problema cardiaco la sera prima ed era stato ricoverato all’ospedale Brotzu. Nega il suo assenso a un intervento chirurgico al cuore, chiacchiera serenamente con il primario Corda, alle 17.50 l’arresto cardiaco, la crisi e poi alle 19.10 la morte. Una notizia che attraversa il mondo in pochi minuti, gettando letteralmente nello sconforto un popolo, i sardi, che lo ha venerato dal primo giorno della sua vita in Sardegna. Quello stesso popolo, in testa la squadra del Cagliari di cui è stato presidente onorario fino all’ultimo giorno, che ha voluto rendergli omaggio con una fila interminabile, silenziosa e commossa alla camera ardente nel cuore della Unipol Domus.

Due giorni dopo, il funerale, una delle più grandi e composte manifestazioni di popolo e d’amore viste in città. Decine di migliaia di persone sul colle di Bonaria per l’ultimo saluto a Riva, straziante addio con gli ultras a dedicargli un’indimenticabile serie di cori.

Mentre la sua terra lo celebra con nuovi murales da nord a sud. Una passione che non conosce crisi, le opere di artisti noti o improvvisati continuano a sorgere, a colorare i muri e i palazzi per non dimenticare il patrono laico della Sardegna.

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