Nazioni à la carte
Caffè Scorretto
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A i satelliti-spia di Stintino non è sfuggito che il Comune di Cagliari stia ammassando agenti della Polizia locale vicino alla spiaggia de La Pelosa, per annetterla al proprio territorio. Tanto, ormai, i luoghi da “prendere” si scelgono sul menu, manco fossero pizze.
Mai rompere i tabù: se uno lo fa, superare il limite fino ad allora inviolabile diventa lecito. È ciò che sfuggiva ai pacifisti a oltranza (quelli sinceri, non i partiti politici legati in affari a Putin) quando la Russia ha iniziato l’invasione dell’Ucraina. Invece nelle Repubbliche baltiche (Estonia, Lituania e Lettonia) l’hanno capito subito, che la rottura del tabù dell’invasione di uno stato estero significa trovarsi l’esercito russo in casa. E ne hanno il terrore.
Ora Trump vuole la Groenlandia, aveva parlato di Canada e teorizza l’invasione di Cuba, Messico e Colombia. Nel frattempo, controlla il petrolio venezuelano dopo essersi preso Maduro a domicilio (letteralmente). Il quale sì, è un dittatore e doveva essere detronizzato, ma dall’Onu, non da un altro dittatore dalla discutibile capigliatura. E la Cina si frega le mani: le sue mire su Taiwan si fanno più concrete.
Questa è l’aria che tira, e ora commuovono le battaglie di Pirri per essere un Comune autonomo. È già tanto se non se la prende il Burkina Faso.
