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il caso

Il premier sul caso Siri: "Deciderò io, voglio sentire le sue ragioni" VIDEO

Conte prende tempo. E Salvini assicura: "Il presidente del Consiglio non ha chiesto le sue dimissioni"

"La mia posizione da giurista è sentire le sue ragioni".

Da buon avvocato, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ribadisce che sarà lui a decidere il destino politico di Armando Siri, il sottosegretario leghista coinvolto in un'inchiesta con l'accusa di corruzione e da giorni oggetto di diatribe tra la Lega che lo difende e i 5 Stelle che ne invocano le dimissioni.

Sul caso, precisano oggi fonti di Palazzo Chigi, "sarà il presidente Conte a decidere. Il presidente a giorni vedrà il sottosegretario e prenderà una decisione". Notizia da lui confermata e ripetuta: "Incontrerò senz'altro Siri. Mi confronterò con lui e gli chiederò di condividere la decisione finale".

Per il momento dunque il premier non ha chiesto le dimissioni del sottosegretario, come confermato dal vicepremier Matteo Salvini che ha risposto con un secco (e seccato) no a chi glielo chiedeva.

Ieri sul blog delle Stelle erano state pubblicate 4 domande alla Lega per chiedere chiarimenti: "Qui nessuno sta aprendo una crisi di governo, perché credo che dobbiamo ancora fare tante cose - le parole di Luigi Di Maio - ma sulla vicenda in questione non posso accettare che una persona, in quella indagine, con questi dubbi, resti lì come sottosegretario. Questa è la domanda che tutti gli italiani mi stanno facendo: perché resta lì. E comunque finirebbe in Senato a 13mila euro al mese".

Il Capitano è di opinione diversa.

"Siamo assolutamente tranquilli - ribadisce - abbiamo piena fiducia nella magistratura italiana che faccia bene e in fretta. Detto ciò in uno Stato di diritto si è colpevoli quando viene dimostrato".

L'INCHIESTA - Intanto il pm della Dda di Palermo ha chiesto una condanna a 12 anni per concorso in associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni per Vito Nicastri, il "re" dell'eolico. L'imprenditore è coinvolto in un'indagine su un giro di mazzette alla Regione Sicilia che vede come protagonista Paolo Arata, ex forzista oggi vicino alla Lega. E proprio sui rapporti tra Armando Siri e Paolo Arata è incentrata la tranche romana dell'inchiesta, quella che vede indagato il sottosegretario del Carroccio.

(Unioneonline/D)

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