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Un passo alla volta, in terreno ignoto: la vita dopo il Covid-19

Intervista allo psicologo americano Roger Solomon
roger solomon (foto solomon)
Roger Solomon (foto Solomon)

Vivere nell'incertezza. Passo dopo passo in terreno ignoto, senza perdere la capacità di sperare. A distanza di sicurezza, ma comunque emotivamente vicini agli altri: i familiari, gli amici, gli inquilini della porta accanto, i colleghi di lavoro. E anche gli sconosciuti, vicini o lontani. Perché la pandemia è un problema mondiale e non se ne esce da soli, ma con uno sforzo di cooperazione collettiva. Consapevoli che curare il Covid-19 vuol dire trovare farmaci, protocolli sanitari e vaccini. Ma anche salvaguardare la salute mentale di tutti coloro che sono investiti dall'uragano coronavirus: i malati e i loro familiari, i professionisti del soccorso sanitario di prima linea, i forzati del lavoro (dagli analisti di laboratorio agli addetti alla nettezza urbana) e quelli che lo hanno perso. "Viviamo un momento di difficoltà che è destinato a continuare. È importante che - anche a distanza - troviamo un contatto gli uni con gli altri e ci diamo appoggio reciproco nella transizione alla nuova normalità". Roger Solomon, 68 anni, è uno psicologo clinico e formatore di fama mondiale. Consulente del Senato degli Stati Uniti, fra i suoi clienti annovera l'Fbi, la Nasa, il Governo USA, la Polizia di Stato italiana. La sua specialità sono i disturbi legati ai grandi eventi traumatici: ha curato i pompieri che hanno spento l'incendio delle Torri gemelle e i veterani delle guerre in Medio Oriente. Dice: "Prevedo una dolorosa impennata dei disturbi di carattere psicologico dovunque nel mondo". Risponde (via Internet) dalla sua casa di Arlington, in Virginia, appena fuori Washington D. C. "Sono chiuso qui dal 16 marzo. Il periodo più lungo che abbia passato nello stesso luogo negli ultimi venti anni". Non è un tempo di riposo, per Solomon. "Lavoro da casa, e i miei clienti sono in tutto il mondo". Al mattino può affrontare un seminario per psicoterapeuti negli Stati Uniti, al pomeriggio incontra (virtualmente) i pazienti europei per la psicoterapia; la sera tiene un workshop per specialisti australiani. Il confino ha i suoi aspetti positivi: "Dormo con regolarità e non soffro di jetlag. Ho più tempo per stare a contatto con le persone care, per quanto a distanza, e questo è stato un piacere". Come tutti, soffre per la mancanza di interazione personale. E soprattutto, per il distacco dagli affetti più cari "Mi mancano profondamente mia moglie e la mia famiglia, a Cagliari. Spero di poterli riabbracciare già in giugno".

Fatima Caddia, 60 anni, cagliaritana, è la compagna di vita e di lavoro di Roger Solomon. Psicologa e psicoterapeuta all'ospedale Santissima Trinità (dove c'è il centro Covid del capoluogo) coordina i gruppi di "Mindfulness, resilienza e rilassamento" per gli operatori sanitari della Assl. Offrendo, a chi dovesse elaborare esperienze particolarmente dolorose legate al Covid-19, anche sessioni di Emdr, una particolare terapia messa a punto da Solomon, già collaudata in Sardegna - sotto l'egida della Provincia di Cagliari - all'epoca dell'alluvione di Capoterra.

Un soldato americano davanti all'incendio di un pozzo di petrolio in Iraq (Archivio L'Unione Sarda)
Un soldato americano davanti all'incendio di un pozzo di petrolio in Iraq (Archivio L'Unione Sarda)

Dottor Solomon, quali possono essere gli strascichi psicologici della pandemia?

"Prevedo un aumento dei casi di Disturbo da stress post-traumatico, e di altri problemi di salute mentale. La ricerca dimostra che in una pandemia molti fattori hanno un impatto negativo sulla psiche. Tanti durante la quarantena si sono sentiti depressi, ansiosi, e i problemi personali pre esistenti sono stati esacerbati. La solitudine, l'isolamento e la paura dell'ignoto che alcuni hanno provato hanno contribuito a creare problemi di salute mentale, e possono persistere anche mentre la società ritorna gradualmente alla vita normale. Le donne e gli uomini del personale sanitario hanno fatto coraggiosamente il proprio dovere, come soldati, affrontando direttamente il pericolo. E proprio come i veterani al ritorno dalla guerra, alcuni di loro possono avere esperienze di stress post-traumatico".

Può spiegare, brevemente, che cosa sia il Disturbo da stress post traumatico, che in inglese è indicata con l'acronimo PTSD?

"Un evento traumatico è un'esperienza in cui il nostro senso di vulnerabilità e di controllo sono sopraffatti: il pericolo è così schiacciante che ci sentiamo incapaci di reagire. Normalmente, siamo sorretti da alcune idee o convinzioni. Vogliamo credere in un universo benigno ("nulla potrà accadermi di male" ) o razionale ("la realtà è prevedibile, quindi sotto controllo") o ancora vogliamo credere che ci protegga un valore del Sé ("nulla di male può succedere alle persone per bene"). Ma poi ci scontriamo con incidenti gravi, che comportano ferite o disabilità permanenti; possiamo trovarci in mezzo a disastri naturali, a guerre, ad atti di terrorismo. O anche subire aggressioni personali, rapine, stupri".

Il Covid-19 è fra questi eventi?

"Può evocare la sensazione di essere sopraffatti dal pericolo e dalla mancanza di controllo, specialmente se si è contagiati, o se lo sono familiari e persone care. Può essere un trauma la morte improvvisa di qualcuno a noi vicino. Perciò anche il Covid -19 può provocare Disturbo da stress post traumatico".

Questo significa che tutti gli operatori di prima linea sono a rischio?

"Anche se non contraggono il virus, hanno assistito a sofferenza e morte, e fronteggiato la possibilità che potesse toccare a loro. Nutro profonda gratitudine per queste donne e questi uomini che hanno trovato la volontà di rispondere al Covid-19 anche in assenza di protezioni sufficienti. Per questo possono pagare un elevato prezzo emotivo, non solo nel presente, ma anche nel futuro. Nel momento della crisi, noi umani siamo capaci di mobilitare tutte le nostre risorse interiori, di fare ciò che è necessario per portare a termine il nostro compito e sopravvivere. Per farlo, sopprimiamo la paura, il senso di impotenza e vulnerabilità. Solo dopo, a crisi risolta, ne comprendiamo l'impatto".

Quali sono i sintomi del Disturbo da stress post-traumatico?

"Sono molti, e sfaccettati. Per esempio, alcuni possono avere incubi notturni e improvvisi flashback in cui rivivono i momenti e le emozioni correlate. Altri evitano di ricordare: sarebbe sconvolgente. I pensieri e le emozioni negative ricorrenti su di sé ("Sono una persona cattiva", "Non sarò mai al sicuro") o sugli altri ("Non mi posso fidare di nessuno") e il senso protratto di colpa, vergogna, paura o rabbia ingiustificata possono essere sintomi di Disturbo da stress post-traumatico. Ma anche l'elevata reattività, la difficoltà di concentrazione, l'irritabilità. Specie se si protraggono per oltre un mese e interferiscono con la vita quotidiana, se diventano disabilitanti. Per questo nei prossimi mesi sarà essenziale il supporto alla salute mentale dei professionisti che hanno affrontato la pandemia in prima linea, ma anche dell'intera popolazione".

Lei ha esperienza diretta nel trattamento di persone che hanno vissuto eventi drammatici, come l'attacco dei terroristi a New York l'11 settembre 2001 o l'uragano Katrina, per citare i più noti. Come vede l'impatto della pandemia da Covid-19 rispetto ai casi citati?

"Questa è un'esperienza diversa da tutte le altre. Prima di tutto, investe l'intero mondo e non solo una determinata regione. Tutti ne subiscono l'impatto, dovunque. In questo caso non c'è l'intento criminale dell'omicidio di massa, come nel caso dell'attacco terroristico, o la paura che ci prende quando qualcuno ci attacca deliberatamente, con l'intento di ucciderci. Ma il nostro senso di sicurezza è minacciato nel profondo perché non sappiamo con che cosa abbiamo a che fare, chi è portatore del virus. E se siamo contagiati, non sappiamo se sopravviveremo. Nelle prossime settimane è probabile che la gente abbia paura di andare nei ristoranti, nei negozi. Non sappiamo neppure se il virus tornerà a manifestarsi dopo questa tregua. I timori dovrebbero scemare quando finalmente avremo test adeguati, terapie e vaccini".

Il Covid complica anche il dolore e, nei casi estremi, l'elaborazione del lutto.

"Sì, non possiamo essere presenti quando i nostri cari stanno male, non possiamo tenerli per mano o abbracciarli. Non possiamo neanche dire loro addio, come si è sempre fatto, o partecipare a riti e incontri che hanno un valore terapeutico, come le cerimonie funebri".

Ha seguito l'evoluzione della pandemia in Italia? Ha un'opinione in proposito?

"Ho seguito, mi tengo informato e sono in contatto quotidiano con la mia famiglia, con le persone amiche e con i colleghi. Sono addolorato per il numero dei morti e so quanto sia stato difficile il lockdown. In questo periodo ho tenuto sei webinar (seminari virtuali via Internet) per i terapeuti italiani. Il tema era "Resilienza, come trasformare la paura in forza". I seminari erano gratuiti e sono onorato che in tanti abbiano partecipato. Ho in agenda altri appuntamenti online con i colleghi italiani, ho anche fornito consulenze telefoniche. Non vedo l'ora di tornare in Italia".

E negli Usa, come reagisce la popolazione?

"Come dovunque, dapprincipio gli americani erano spaventati dal virus, ma ora la preoccupazione principale è il collasso economico. Stiamo incominciando la transizione verso l'alleggerimento delle restrizioni per far ripartire l'economia". Tema scottante, la crisi economica.

"Le difficoltà economiche sono diffuse e possono avere conseguenze di lungo termine sulla società. Si attende una forte crescita della disoccupazione e questo prolungherà le ristrettezze e le difficoltà emotive degli individui. Dovremo fare i conti con il prolungarsi del distanziamento sociale, che cambia radicalmente il nostro modo di vivere, di incontrarci, di viaggiare. Ha già cambiato il nostro modo di lavorare: molti oggi, me compreso, lavorano da casa. Il che ha ridotto l'inquinamento, quindi è stato positivo per l'ambiente".

Qual è l'influenza dell'informazione nel corso della pandemia?

"I media hanno una grande influenza. In questa fase difficile cercano di mantenere un approccio ottimistico, ma emerge comunque il conflitto dovuto alle diverse visioni politiche. Inoltre, il continuo bombardamento di informazioni può causare ansia e preoccupazione nel pubblico. La gente farebbe bene ad autoregolarsi nell'esposizione all'informazione sul coronavirus, per evitare che la sua vita ne sia sommersa".

Vigili del fuoco dopo l'attentato alle Torri gemelle di New York (Archivio L'Unione Sarda)
Vigili del fuoco dopo l'attentato alle Torri gemelle di New York (Archivio L'Unione Sarda)

Comunque, dovunque, un quadro fosco.

"Ho fiducia nella natura umana. Troveremo un nuovo modo di viaggiare, di interagire, di lavorare. Spero che troveremo un modo per rimettere in modo l'economia mondiale. Come già detto, quello che affrontiamo è un problema internazionale, che investe tutte le popolazioni. Prego perché tutti i Paesi e i leader del mondo cooperino per trovare le soluzioni necessarie".

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