CRONACA SARDEGNA - CAGLIARI

dalla prima pagina

V(u)oto a perdere: l'editoriale del direttore

Il "pasticcio" nella conta dei voti alle elezioni regionali
emanuele dess
Emanuele Dessì

C'è voluto quasi un mese per farci conoscere - mercoledì - chi abbiamo (forse) eletto, per il Consiglio regionale, il 24 febbraio. Ma al momento della proclamazione, certificata dall'ufficio elettorale centrale, in Corte d'Appello a Cagliari, abbiamo scoperto che qualcuno aveva perso per strada 2.200 voti. Sì, duemiladuecento. Un banale errore nella somma dei dati, è stata la giustificazione non scritta. Dal primo all'ottavo posto e ritorno per Antonello Peru, Forza Italia, il più votato un mese fa con 5.741 preferenze.

Viene da pensare, in questo clima da scherzi a parte, se ci si debba aspettare altri errori. Di sicuro, più d'uno, tra i potenziali onorevoli vittime delle porte girevoli in via Roma, ha annunciato ricorso. Era già successo, nell'ultima legislatura. Ecco perché la vergogna è soprattutto politica. Assorbito per anni da una riforma sanitaria destinata ad essere smantellata (altra vergogna figlia della democrazia), il centrosinistra ha girato al largo dalla modifica della legge elettorale, voluta dal centrodestra nel 2013. Si è pensato alla doppia preferenza di genere, ma non alla cervellotica attribuzione dei seggi. O allo scandalo del terzo candidato presidente che, per legge, al di là del numero dei voti, non entra in Consiglio, come è successo stavolta a Francesco Desogus dei Cinque Stelle.

Chi ha tempo e voglia, dia uno sguardo, sul sito della Regione, alle 42 pagine del vademecum per la gestione dello scrutinio. Troverebbe una spiegazione ai pasticci qua e là nelle 1840 sezioni e nei successi passaggi di mano in 8 Tribunali e poi in Corte d'Appello. Certo, molti presidenti di seggio hanno fatto bene il loro lavoro, molti altri no. Sarebbe cosa buona e giusta depennarli dell'Albo tenuto in Corte d'Appello, evitando che tra due mesi riabbiano a che fare con schede e verbali. Anche sul punto la politica tace. Sbaglia, perché è una questione di credibilità dell'intero sistema, che mette a rischio la volontà degli elettori sardi di ripresentarsi alle urne a fine maggio per eleggere 29 sindaci e per rinnovare la rappresentanza, anche nostra, in Europa. Sì, più ne parliamo e più ci viene da ripeterlo: è una vergogna. Cancellarla dovrà essere uno dei primi impegni del nuovo Consiglio regionale.

Emanuele Dessì

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