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Covid, voci da Codogno un anno dopo: "Fu uno tsunami"

Nella notte tra il 20 e il 21 febbraio 2020, il "paziente zero", primo caso confermato di Covid-19 in Europa, fu identificato all'ospedale di Codogno, in provincia di Lodi. Un anno dopo nella cittadina di 15.000 abitanti, a 60 chilometri da Milano, la gente, un po' come in tutta Italia, ha imparato a convivere con l'emergenza.
Ma l'inizio della pandemia non si dimentica. Il sindaco di Codogno, Francesco Passerini: "Quello che è capitato, che ci ha travolto, è stato uno tsunami, una bomba atomica, un meteorite, qualcosa di inimmaginabile e credo che sarebbe stato facile essere travolti, spazzati via, invece grazie all'unità, alla forza della comunità, aiutandosi l'un l'altro, ognuno ha messo del suo, si è riusciti a resistere a qualcosa che veramente sembrava molto più grande di noi".Le strade che 12 mesi fa erano completamente deserte si sono ripopolate, mentre la Lombardia è stata confermata in fascia gialla, ma i cittadini di Codogno restano vigili:"
"É cambiata che stiamo vivendo molto attenti tutto quello che è il discorso Covid che ha rivoluzionato tantissimo, non siamo più liberi di vivere la normalità", dice Emy Cavalli, proprietaria di un bar a Codogno, intervistata da France Presse.
"Secondo me la città ha risposto assolutamente bene e intelligentemente, sia le autorità, cambiamenti per quanto riguarda l'organizzazione, sia per la mentalità di tutti i cittadini", racconta Emanuele Patti, studente, ai microfoni di Afp.La speranza nelle parole del parroco di Codogno, Iginio Passerini:"Ho vista molta responsabilità, molta capacità reattiva da parte della gente, quindi la forza per andare avanti e guardare al futuro".
(Immagini France Presse)
(Unioneonline/L)

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