Mazzone ha segnato come pochi altri la storia del Cagliari. Lo si può paragonare a Scopigno, nessun altro ha avuto l’impatto sulla storia rossoblù come lui. I ricordi sono tanti. Le conferenze stampa del martedì a bordo campo al Sant’Elia, mentre i giocatori svolgevano il riscaldamento.

Oppure la partitella del giovedì fuori porta. I giornalisti seguivano il primo tempo da bordo campo e poi venivano ospitati da Mazzone in panchina, quando toccava alle riserve. In quei momenti si ascoltava Carlo che spiegava le insidie e le speranze dell’impegno domenicale.

Fra i tanti aneddoti ne ricordo uno che egli stesso raccontò a me e al compianto collega Giampaolo Murgia durante uno dei ritiri di precampionato. Mazzone allenava il Catanzaro, in lotta per la salvezza con l’Avellino. A quel tempo la Fiat aveva appena inaugurato uno stabilimento dei veicoli industriali Iveco proprio ad Avellino e l’Avvocato Agnelli, interrogato sulla lotta salvezza, per motivi geopolitici disse di tifare per l’Avellino.

Mazzone si inalberò e dichiarò ai giornali: «E allora io vendo la mia Lancia e da qui in avanti non comprerò più macchine della Fiat».

L’Avvocato, uomo di spirito, fu divertito dalla risposta e qualche tempo dopo, tramite Giampiero Boniperti, invitò Mazzone a cena a casa sua. Il quale rifiutò: «No, Giampiero, “nun me va”. Se parlo devo stare attento ai congiuntivi e poi con tutte quelle posate “me confondo”». Un mito.

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