Il soliloquio di Sempio: «Quando sono andato io il sangue c'era». E su Chiara Poggi: «Bella str...a, ha messo giù il telefono»
L'indagato ascoltato in un’intercettazione ambientale mentre parlava da solo nel maggio e nell’aprile del 2025. E sembra smontata anche la prova dello scontrinoAndrea Sempio e Chiara Poggi (Ansa)
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«Quando sono andato io… il sangue c'era». Così in un'intercettazione ambientale del 12 maggio 2025 Andrea Sempio in relazione a cosa fece e dove si trovava la mattina del 13 agosto 2007, giorno del delitto di Chiara Poggi a Garlasco. Nel soliloquio, Sempio afferma: «Quando sono andato io… (compatibile con "quando sono andato via") il sangue c'era… e allora debitamente inconsapevole, cioè lui (Stasi) non se ne è reso conto ma… senza accorgersene ha evitato le macchie… e allora… del tutto inconsapevole». E ancora: «Gli hanno detto 'na stronzata… era d'estate ma era secco'… vabbé questo ci può stare… e da lì stanno cavalcando l'idea che il sangue fosse secco».
In un’altra intercettazione ambientale ma del 14 aprile 2025 sempre Sempio non avrebbe nascosto il disappunto per la reazione di Poggi ad un sua telefonata nell'agosto del 2007. La ragazza si sarebbe rifiutata di parlare con lui, riattaccando il telefono. «Lui stesso commenta “cioè è stata bella stronza… giù il telefono"», scrivono gli investigatori nell'atto di oltre 300 pagine.
Per gli inquirenti la mattina del delitto Sempio uscì a piedi e non era a casa con il padre: «Ritenendo attendibile e veritiero quanto scritto da Giuseppe Sempio nei suoi appunti, è possibile sostenere che il figlio Andrea la mattina del 13 agosto del 2007 fosse uscito di casa a piedi e dunque la versione secondo la quale fosse rimasto in casa insieme al padre fino al rientro della moglie Daniela sia in realtà solo una storia elaborata successivamente». «Una storia elaborata - proseguono gli inquirenti - per mettere a riparo il figlio da eventuali obiezioni, che difatti lo avrebbero reso un soggetto privo di un valido alibi, in un arco temporale compatibile con quello della commissione dell'efferato delitto ai danni di Chiara».
I carabinieri analizzano le "evidenze" per le quali Alberto Stasi non può essere l'autore dell'omicidio di Chiara Poggi. «Appare francamente difficile percorrere con logica il filo di una suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni. Tutti gli elementi, o presunti tali, di questa vicenda sono contraddittori». Smontando punto su punto gli elementi dell'inchiesta e del processo Stasi, gli investigatori, ad esempio, scrivono che c'è stata la «convinzione che Stasi, con la complicità più o meno consapevole di altri soggetti, anche inquirenti, abbia consapevolmente nascosto la bicicletta nera con cui aveva raggiunto via Pascoli». Anche «ammettendo che un assassino così freddo e calcolatore avesse commesso una superficialità degna di personaggi fumettistici, e cioè quella di non far sparire definitivamente quella bicicletta», ci sono stati «elementi francamente incomprensibili». Per i carabinieri, inoltre, c'è stata una «unica testimone totalmente attendibile», la donna che aveva descritto la bici «con estrema precisione», totalmente «diversa» da quella, poi, sequestrata nel 2014. Sempre per i carabinieri, inoltre, «è impossibile spiegare un atto più illogico ed incongruente dello scambio dei pedali». Lo «Stasi freddo e calcolatore» perché, si chiedono i militari, «non fa sparire completamente la bicicletta Holland?». Una domanda «a cui non è possibile fornire una risposta logica». Ossia non avrebbe fatto sparire quella bici, ma avrebbe impiegato «del tempo per smontare i pedali e rimontarli sulla bicicletta che verrà data in posto agli inquirenti». Nell'informativa, dall'altro lato, i carabinieri - oltre a mettere in fila tutti i contenuti delle agende e dei quaderni sequestrati a Sempio, in cui annotava pure i suoi "sogni", per tracciarne un profilo di personalità legato al movente, e le sue ricerche web di notizie sul Dna "sulle unghie di Chiara Poggi" aumentate dal 2014 in avanti - riportano tutta la nuova ricostruzione del delitto e della scena del crimine, già emersa in questi giorni. E pure il fatto che l'allora 19enne, poi, dopo aver ucciso la studentessa, sarebbe andato a piedi a casa della nonna.
Uno degli elementi è il famoso scontrino del 13 agosto 2007 in un parcheggio a Vigevano: «Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu!» ha affermato Giuseppe Sempio, padre di Andrea, alla moglie Daniela Ferrari in una intercettazione ambientale del 22 ottobre scorso. Quel documento, secondo la versione fornita da Andrea Sempio, sarebbe la prova che la mattina del 13 agosto 2007 non si trovava a Garlasco ma a Vigevano.
In base a quanto affermano gli investigatori nell'atto, marito e moglie parlano della notizia di un ipotetico supertestimone che avrebbe chiarito agli inquirenti la natura del famoso scontrino. «Ed è proprio parlando - appuntano i carabinieri - della inattendibilità di questo supertestimone che Giuseppe Sempio dice alla moglie una cosa che potrebbe finalmente fugare i dubbi residuali sulla provenienza dello scontrino». «La donna afferma: “adesso c'è un familiare che dice che lo scontrino non lo ha fatto né Andrea né i suoi familiari”», parole a cui il marito replica: «Come fa ad averlo? Gliel'ha dato lui? (ride), non so! Chi è che gliel'ha dato? Cioè, la domanda da fargli è quella lì… vabbè… estremizzare le cose che comunque poi sono cagate perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu!».
(Unioneonline/D)
