A Goni e Ballao tre liste di “continentali”, il sindaco uscente: «Vergogna legalizzata»
Il promotore Luca Tordella: «Non è vero che ci sono solo militari, hanno voti e interessi nell’Isola». L’ira di Chicco Frongia: «Lo fabnno solo per chiedere l’aspettativa elettorale di un mese»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Arrivano da luoghi come Leonforte, Tivoli, Acerra, Lucera, Caserta, Benevento: meridione d’Italia, per lo più. Nessuno è nato o vive a Ballao e Goni. Eppure è in questi due centri che sono state depositate le liste dei candidati sindaco e consiglieri comunali composte da “forestieri” che fanno capo a “Progetto popolare” di Luca Tordella, nato a Colleferro 61 anni fa: «Sono tutti nostri iscritti. Ci chiedono di candidarli. E noi li candidiamo», dice stizzito al telefono. La domanda era semplice: perché corre per le amministrative nei piccoli comuni, in Sardegna e non solo, con gente che con quei territori non ha niente a che fare? Ci sono anche militari. O comunque lavoratori in certi settori, che per il semplice fatto di essere candidati godono di 30 giorni di aspettativa: «Ancora con questa storia? Sono persone che ci dicono di avere interessi e voti nelle comunità», dice Tordella, e aggiunge: «Che lavoro fanno? C’è la privacy».
Le liste
Le liste per Ballao sono addirittura due. Si chiamano “Insieme” e “Progetto Popolare”. La prima è capeggiata dall’aspirante primo cittadino Gianluca Garau, cognome sardo e nato a Roma. Il “sindaco” della seconda è Rosario Milo, quarantasettenne di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno. Il deposito è stato effettuato da Tordella padre, Luca, e dal figlio Marco. Che stando a quanto riferisce il più anziano dei due si è occupato anche delle comunali di Goni, dove il “loro” candidato sindaco è Francesco Raucci: anche qui i cognomi dei candidati vanno da “Esposito” a “Salerno”.
I tentativi
Tordella non è nuovo a queste operazioni. Il suo nome compare anche nelle elezioni del 2012 a Serri: incassò 3 preferenze. Ora è in lizza per lo scranno più alto nel Comune di Montelanico, nella città metropolitana di Roma. Fallito, invece, l’approdo del suo movimento in alcuni piccoli paesi della Val D’Aosta, la scorsa estate: scoperto solo all’ultimo di dover raccogliere delle firme, i suoi ci hanno provato ma qualcuno aveva chiamato i carabinieri: era girata voce che Tordella stesse offrendo denaro in cambio di sottoscrizioni. Ma lui aveva seccamente respinto le accuse: «Ho solo pagato dei caffè», ha spiegato.
Le reazioni
Inutile chiedere quale sia il programma, per esempio, per Ballao: «Lo abbiamo depositato in Prefettura», assicura l’uomo delle candidature a ripetizione. E guai a chiedergli quale potrebbe essere un modo per valorizzare il Flumendosa: chiude la chiamata prima che si possa capire se sa di cosa si stia parlando.
«È una vergogna legalizzata», dice invece chi il territorio lo conosce alla perfezione, il sindaco uscente Chicco Frongia. «Alcuni di questi signori», racconta il primo cittadino, «hanno già chiesto il certificato di candidatura: lo useranno per prendere l'aspettativa?». Frongia è rabbioso: «Tutto è permesso dalla legge italiana, qui si presenta gente che del territorio se ne frega. E se per caso entrano in Consiglio dobbiamo pure pagare le trasferte. Tutto legale: una vergogna».
