Una corona di fiori per ricordare le vittime della Shoah e rinnovare un impegno che parla al presente e al futuro. A Oristano, come in tutta Italia, si sono svolte oggi le celebrazioni per la Giornata della Memoria. In piazza Eleonora, di fronte alla chiesa di San Francesco, il sindaco Massimiliano Sanna e il prefetto Salvatore Angieri, alla presenza delle autorità civili e militari e delle istituzioni cittadine, hanno deposto una corona davanti all’ulivo e alla targa che ricordano la tragedia dello sterminio.

Aprendo la cerimonia, il sindaco ha richiamato il valore simbolico del luogo. «Questo non è soltanto uno spazio urbano, ma un luogo della coscienza civile della nostra comunità», ha detto Sanna. «Qui abbiamo scelto di custodire il ricordo delle vittime della Shoah, delle leggi razziali e delle persecuzioni, affinché continui a parlare alle generazioni presenti e future». Un richiamo netto anche al senso attivo della memoria: «La memoria non può e non deve essere un esercizio fine a se stesso. Ricordare significa assumersi un impegno: vigilare, interrogarsi, reagire».

Nel suo intervento il sindaco ha sottolineato come la Shoah rappresenti «un crimine assoluto nella storia dell’umanità» e un monito permanente «contro la crudeltà umana e l’arretramento del diritto», ribadendo che «la democrazia non è mai una conquista definitiva» e va difesa ogni giorno.

Il prefetto Angieri ha richiamato il significato istituzionale della ricorrenza, ricordando che il Giorno della Memoria nasce per «conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia del nostro Paese e dell’Europa». Soffermandosi sull’ulivo, ha spiegato: «Così deve essere la memoria: né fragile né effimera ma capace di affondare le sue radici nella coscienza collettiva per resistere all’oblio e all’indifferenza».

Un messaggio chiaro, rivolto soprattutto alle nuove generazioni: «Solo così il ricordo potrà continuare a essere monito e guida», ha concluso il prefetto, affinché «la dignità dell’uomo sia sempre al centro della nostra società».

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