Il fronte dei sindaci contro le pale: «Giù le mani dalla nostra storia»
Una distesa di beni identitari sotto minaccia di eolico e fotovoltaico: «Basta con scelte calate dall’alto senza consultare le comunità»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Nel giorno in cui la Regione annuncia l’intenzione di ricorrere alla Consulta contro la legge sulle aree idonee e conferma entro 10 giorni le audizioni dei comitati per la Pratobello, i sindaci ricordano l’esistenza nell’Isola di una distesa di beni identitari sotto minaccia di eolico e fotovoltaico: «Basta interventi calati dall’alto», è il grido dei sindaci. «Non saranno le pale a distruggere il nostro paesaggio e le nostre comunità».
Ma basterà ribellarsi? Nei Comuni con i monumenti a maggiore valenza storico-archeologica, esclusivi e intoccabili, nessuno ha mai provato a prevedere interventi se non di tutela.
Eppure, a due chilometri da Santa Cristina di Paulilatino, sta per accadere ciò che nessuno avrebbe mai immaginato: «Una devastazione», dice il primo cittadino Domenico Gallus, ex consigliere regionale. «Una speculazione calata dall’alto. Io stesso ho saputo per caso del progetto: di certo ci batteremo per evitare uno scempio. Siamo, non per caso, il paese della Provincia di Oristano che ha ottenuto la percentuale più alta per la legge di Pratobello».
Un altro sfregio alla storia – decenni di studi scientifici condotti dall’accademico dei lincei Giovanni Lilliu – che una barriera di pale eoliche rischia di offuscare in nome del business potrebbe consumarsi a Barumini.
Critico anche Samuele Gaviano, sindaco di Serri, sui progetti di eolico e fotovoltaico vicino al santuario di Santa Vittoria. A Torralba il caso è particolare. Premessa: nel paese, protetto dai vincoli di tutela delle aree archeologiche, non sono previsti progetti. Ma il sindaco Pierpaolo Mulas, ricorda che le pale saranno piantate a Bonorva, Mores, Ittireddu, Borutta e Cheremule: «A Santu Antine le torri si vedrebbero eccome, per noi sarebbe un danno».
Come l’eolico e il fotovoltaico a S’Incantu di Putifigari, ma la lotta prosegue.
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