L’imprenditore Emanuele Ragnedda, in carcere per l’omicidio di Cinzia Pinna, entra nell’inchiesta sui presunti maltrattamenti ai danni della madre Nicolina Giagheddu.

La donna aveva denunciato il marito Mario Ragnedda per presunti maltrattamenti (alcuni sarebbero avvenuti anche dopo il delitto di Conca Entosa) e ora nelle indagini sulle presunte violenze domestiche, tutte da dimostrare, entra anche il figlio. La svolta delle indagini, affidate al Commissariato di Porto Cervo, è coperta dal massimo riserbo e soprattutto non trapelano elementi sul ruolo di Emanuele Ragnedda nella vicenda.

Stando a indiscrezioni l’imprenditore, produttore del vermentino più costoso del mondo, potrebbe essere stato già sentito in carcere e sarà interrogato dagli investigatori. Si parla della ricerca di riscontri sul contenuto di una decina di nuovi audio acquisiti dalla Procura di Tempio, file che documenterebbero episodi segnalati dalla presunta vittima dei maltrattamenti. In questi audio sarebbe stata individuata, in modo incontrovertibile, la voce di Emanuele Ragnedda.

Che ruolo ha avuto l’uomo negli episodi al centro dell’inchiesta che vede già indagato Mario Ragnedda? È questa la domanda alla quale devono rispondere gli investigatori coordinati dalla dirigente Valentina Piras. Le avvocate che assistono Nicolina Giagheddu, Angela Corda e Lia Deiana, non forniscono alcun elemento sulle indagini in corso. Come avevano chiesto le due avvocate la polizia giudiziaria sta sentendo testimoni (persone molto vicine ai genitori di Emanuele Raghedda) che sono a conoscenza di fatti ritenuti rilevanti.

Sarebbero in corso accertamenti anche sul presunto ruolo di esponenti delle forze dell’ordine che, in qualche modo, si sarebbero frapposti tra la vittima e alcuni colleghi per contenere la portata delle segnalazioni di Nicolina Giagheddu. 

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