«Sarebbe bello rivederlo nella storica sede di viale Trento». È la frase che ritorna più spesso tra le bancarelle del Mercato Cuore, mentre la domenica volge al termine, gli ultimi acquisti vengono riposti nelle borse e tra un banco e l’altro si contratta ancora qualche prezzo. Il desiderio di tornare dove il mercato era più raccolto, più vicino al centro e più facile da raggiungere con i mezzi, però, si scontra con i numeri di oggi: gli operatori sono troppi per quella sede. E così, mentre il conto alla rovescia verso il marzo 2027 è già cominciato, la domanda resta senza risposta: dove andrà il mercato? Dal 21 giugno 2020, in appena sei anni, il gran bazar di Sant’Elia è diventato un rito della domenica cagliaritana. Migliaia di persone, tra residenti e turisti, passeggiano tra abbigliamento, antiquariato, occasioni e baratti. Un pezzo di città che però dovrà lasciare Sant’Elia per fare spazio ai cantieri del nuovo stadio: una data in rosso sul calendario ma al momento nessuna nuova casa per il mercato.
Le ipotesi
Tra i commercianti le ipotesi si rincorrono. «Si potrebbe dividere il mercato in tante piccole sedi distaccate, tornando nelle vecchie piazze o trovandone altre», suggerisce Giorgio Simbula. Uno spazio unico abbastanza grande per tutti, dice, «non credo esista». Anche Giuliano Mameli, che questo lavoro lo fa da una vita, guarda a viale Trento: «Il mondo del mercato sta morendo. Per noi stare in periferia significa morire. Lì lavoravamo decisamente di più».
Ma proprio viale Trento è l’ipotesi che l’amministrazione esclude. L’assessore Carlo Serra lo ha già chiarito in aula: «I numeri dei concessionari che oggi animano il Mercato Cuore – in media 250 ogni domenica, con una capienza ottimale di 350 banchi e punte fino a 420 – non sono più conciliabili con quella posizione».
Tra le ipotesi emerse c’era anche quella di un trasferimento nell’Hinterland, soluzione che però allontanerebbe il mercato dalla sua città e dalla sua clientela abituale. Resta sul tavolo quindi l’idea di individuare una nuova area a Cagliari. «Al di là della soluzione – chiarisce Serra – è importante permettere la continuità del mercato, per garantire il suo scopo sociale di aiuto a tante persone che sbarcano il lunario con le vendite della domenica».
Tra le bancarelle
Il problema, intanto, è anche quello dei servizi. I commercianti promuovono gli ampi spazi e i parcheggi di Sant’Elia, ma lamentano la mancanza di bagni e collegamenti con i mezzi pubblici. «Siamo disperati», racconta Maria Iosé Boi, 73 anni, che ogni domenica prepara il banco alle 4.30. «Non sapere cosa succederà è davvero scoraggiante». Anche Eliana Basciu si dice molto dispiaciuta: «Qui si lavora bene, ci sono tanti parcheggi e tante persone. Dopotutto il mercato è in crisi ovunque, poco cambierebbe tornare in viale Trento».
Tra i clienti, invece, il ricordo dello storico viale convive con l’apprezzamento per la sede attuale. Elisabetta e Antonio tornerebbero volentieri in viale Trento, più comodo da raggiungere, ma riconoscono che Sant’Elia offre qualcosa che altrove sarebbe difficile replicare: «È molto più grande, vicino al mare. Fare una passeggiata qui, con il sole, è impagabile». Anche Anna Cadelano rimpiange viale Trento: «Era più raccolto, la merce sembrava più bella e autentica. Tornerei lì, anche riducendo il numero degli esercenti». Con lei, Sandra Pintus, la pensa diversamente: «Così si perderebbe il senso del mercato, la sua eccentricità e varietà». Certo, un posto che possa accogliere tutti «non mi viene in mente», aggiunge, «però non mi piacerebbe l’idea di ridurre gli espositori. Un po’ sono triste che venga trasferito – conclude Pintus – ma dopotutto i cagliaritani, lo stadio, lo vogliono qui».
Il futuro
A guardare già oltre il trasloco è Marco Medda, presidente provinciale di Confesercenti e finora responsabile della gestione del mercato: «Stiamo lavorando ad alcune proposte da sottoporre all’amministrazione». Il trasferimento, dice, potrebbe diventare l’occasione per «migliorare la gestione e rendere il mercato più fruibile, anche dal punto di vista turistico», mettendo ordine dal punto di vista legale commercianti, hobbisti e produttori senza perdere «la sua eccentricità».
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