A come Acc Italia, B come Bekaert, C come Carcano, fino a W di Wartsila. I tavoli di crisi e di monitoraggio aperti al ministero delle Imprese e del made in Italy formano un alfabeto di aziende in difficoltà e lavoratori in sospeso. Sono oltre cinquantamila solo i dipendenti delle imprese metalmeccaniche a rischio, secondo un'analisi della Uilm. Dall'acciaio all'auto, dall'elettrodomestico alle telecomunicazioni, le vertenze in alcuni casi - come l'ex Ilva - durano da oltre un decennio, in altri casi tornano ad acuirsi dopo che sembravano risolte. È il caso di Electrolux con cui è in corso la trattativa per scongiurare il piano shock annunciato a maggio, con 1700 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi. «I tavoli di crisi aperti al Mimit sono passati da 52 nell'estate del 2024 a 76 oggi: un aumento del 46% in appena due anni. Se consideriamo l'ultimo anno sono aumentati del 13% e il 62% riguarda imprese metalmeccaniche. Sono numeri drammatici, che raccontano un'emergenza industriale che non può più essere affrontata per compartimenti stagni», dichiara il segretario generale della Uilm Davide Sperti.
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