Washington. Donald Trump non è mai stato così vicino a riprendere gli attacchi contro l’Iran già entro la prossima settimana. Ritornato a Washington dalla visita in Cina, il presidente americano si è chiuso alla Casa Bianca con i suoi più stretti consiglieri per decidere i prossimi passi e potrebbe prendere una decisione definitiva già nelle prossime 24 ore, mentre anche Israele avrebbe avviato i preparativi per una nuova escalation.
Lo stallo
La situazione del conflitto iniziato a fine febbraio appare in stallo dopo il fallimento di un nuovo accordo, e da giorni ci sono segnali che il tycoon stia perdendo la pazienza. Soprattutto dal momento che il suo incontro con Xi Jinping non ha portato i risultati che auspicava. Se pure in chiaro Trump ha dichiarato di non aver bisogno e di non aver chiesto favori a Pechino, è evidente che una pressione da parte della Cina in questa fase del conflitto, in particolare in merito alla riapertura dello stretto di Hormuz, sarebbe stata preziosa, anche per Washington. Invece Teheran sembra rilanciare e annuncia di aver messo a punto un piano per gestire il traffico nello Stretto di Hormuz lungo una rotta designata.
E, secondo la tv di stato iraniana, alcuni paesi europei hanno avviato colloqui con la marina dei pasdaran per garantire il transito delle loro navi dopo il passaggio di quelle di Cina, Giappone e Pakistan. Una notizia che per ora non ha avuto conferma da nessuna capitale del Vecchio Continente.
I preparativi
E così lo spettro di nuovi raid si avvicina. Secondo quanto riferito da funzionari mediorientali al New York Times, gli Stati Uniti e Israele sono impegnati in «intensi preparativi», i più vasti da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco, per una possibile ripresa degli attacchi contro l'Iran già a partire dalla prossima settimana.
Il Pentagono potrebbe addirittura cambiare il nome all'operazione militare, da Epic fury a Sledgehammer (mazza), così da consentire al commander-in-chief di poter procedere per altri 60 giorni senza l'autorizzazione del Congresso, come previsto dalla War Powers Resolution del 1973.
Le opzioni
Se dovessero ripartire i raid, tra le opzioni figurano bombardamenti più aggressivi contro obiettivi militari e infrastrutturali iraniani. Un'altra possibilità, secondo funzionari americani, sarebbe schierare forze speciali sul terreno per colpire il materiale nucleare iraniano sepolto in profondità dopo gli attacchi americani di giugno.
Tuttavia, un’operazione di questo tipo richiederebbe anche altre migliaia di truppe di supporto e comporterebbe un rischio altissimo per i soldati. Un'eventualità che Trump vuole evitare, visto il generale malcontento che questa guerra sta già provocando negli americani. C'è anche l'ipotesi di un'invasione della strategica isola di Kharg, ma anche in quel caso servirebbero molte più truppe di terra.
Il punto è che, al di là delle dichiarazioni pubbliche, i vertici del Pentagono temono che la vittoria contro Teheran potrebbe rivelarsi un’impresa ardua.
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