Per anni è stato il “Padiglione Nervi”. Ma la trentesima edizione di Monumenti Aperti riscrive la storia industriale di Cagliari: dietro le parabole di cemento di Su Siccu non c’è la firma di Nervi, ma quella dell’ingegner Antonio Martinelli.
A svelare il giallo sono stati gli studenti dell’Istituto Nautico Buccari. In un laboratorio di Public History all’Archivio di Stato, i ragazzi hanno scovato nel Fondo Saline il progetto originale degli anni ‘50: Martinelli si ispirò al modello di Nervi, adattandolo però al contesto cagliaritano del “Molo della palafitta”.
Oltre alla firma, gli studenti hanno ricostruito l’anima del sito. Margherita Atzeni (4C) e Sofia Vacca (4B) spiegano: «Il sale arrivava sulle Maone, imbarcazioni metalliche, veniva sollevato dalle gru e accumulato per caduta attraverso le tramogge, ancora oggi visibili».
Oggi, dopo il risanamento dell’Autorità Portuale, il Padiglione è un guscio maestoso in cerca di identità. «L’impatto è straordinario», Emanuele Blettner e Viola Zuddas che, una volta tolti gli elmetti protettivi all’uscita del padiglione, riflettono su un suo utilizzo futuro: «Sarebbe bello vedere un museo interattivo per bambini e turisti». Per Cagliari è una riconquista: non più un deposito fantasma, ma il “Padiglione del Sale”, restituito alla sua verità.
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