Il caso

“Idili”, il videogame che racconta i nuraghi snobbato dalla Regione  

Stefano Piras, 35 anni, e il suo team: «Senza fondi costretti a emigrare» 

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Isili. I colori plumbei di una mattina di pioggia sono gli stessi del videogioco (“Idili”, si chiama) che, assieme a un gruppo di amici-collaboratori, ha creato oramai un paio di anni fa con l’idea di raccontare nella maniera più coinvolgente i siti archeologici, i miti e le leggende della Sardegna.

Conosciuti ovunque

Osservando il nuraghe Is Paras, monumento di Isili della cui valorizzazione si parla a ogni convegno dell’Isola verso l’Unesco, Stefano Piras sospira. «Siamo conosciuti tra gli addetti ai lavori e tra gli appassionati di videogiochi, abbiamo avuto recensioni positive dai giornali specializzati e apprezzamenti nelle fiere di settore», racconta. «Ma», (disgraziatamente c’è sempre un ma, in storie come questa), «per la Regione, e per gli enti che potrebbero prestare attenzione alle giovani imprese, siamo invisibili». Titolare di Megalith Interactive Studios («Ditta individuale, zero budget»), 35 anni, laurea in musica elettronica al Conservatorio di Cagliari e master in musica per videogiochi al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, Stefano Piras è uno di quei giovani sardi che vorrebbero restare con tutte le loro forze nel paese in cui sono nati, ma viste le difficoltà sono costretti ad arruolarsi nell’esercito dei cervelli e delle braccia in fuga. «Io e i miei amici vorremmo restare, creare qui la nostra impresa, una vera impresa. E invece...». E invece, finora, la sede dell’azienda è ancora la cameretta della casa dei genitori, e l’unico denaro in cassa è il tempo che lui e il suo gruppo stanno dedicando allo sviluppo del gioco.

Non è un sortilegio

Dev’essere tutta colpa di un sortilegio della Filonzana che si aggira tra il nuraghe Is Paras e le domus de janas di Tana de Mrexani, la vecchia gobba del Carnevale di Ottana che dipana e taglia a piacimento il filo della vita, personaggio inquietante che si aggira appunto dentro la storia e le trappole del survival horror ambientato nei paesaggi nuragici e pre-nuragici di Isili. Lui sorride amaramente. «Finora è andata così, ma vogliamo sperare ancora che le cose cambino. Avremmo bisogno di fondi per far crescere l’impresa, per sviluppare al meglio il prodotto, per sostenere la commercializzazione, per poter pagare gli stipendi e partecipare alle fiere».

L’inghippo burocratico

Perché l’attenzione c’è già, fuori dall’Isola. «Abbiamo l’apprezzamento di tante realtà importanti del settore, e tra queste Konami Digital Entertainment; e pur se ancora piccolo, il nostro è uno dei giochi più famosi d’Italia», racconta Stefano. La stessa accoglienza ricevuta per esempio in Giappone lo scorso settembre. «Al Tokyo Game Show, la più grande fiera di settore al mondo. Come ci siamo arrivati? Da soli, anche se le premesse erano diverse». “Idili”, o per essere precisi, la ditta di Isili, era stata selezionata da Ice, l’agenzia governativa per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, per partecipare all’evento; ma poiché il voucher lo staccano le Regioni, il viaggio è condizionato al loro via libera. «In Sardegna non è contemplato per le ditte individuali come la mia, e così siamo partiti senza alcun sostegno finanziario». È andata bene, quanto a gradimento e contatti, ma la spinta poteva essere ben altra.

La volontà di restare

Stefano Piras tiene duro, e così gli amici-collaboratori Emanuele Balia (programmatore di Nuoro) e Valentino Nioi (narrative designer originario di Domusnovas). «Con noi c’è anche Raphael Bernal Tejedor, art director di Berlino, e Jesus Manuel Subero Galarza, programmatore di Torino. Lavorano a distanza ma sono pronti a trasferirsi in Sardegna se l’azienda cresce. Qui c’è una buona qualità della vita, tanti giovani che possono fare smart working verrebbero di corsa se solo ci fossero le condizioni. E tanti giovani sardi, tanti davvero, non lascerebbero la loro terra. Restare non deve essere un sacrificio».

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