L’anniversario.

“Spunta la luna dal monte” 35 anni fa Tazenda e Pierangelo Bertoli nella storia 

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27 febbraio 1991. Sul palco del Teatro Ariston, era la quarantunesima edizione del Festival di Sanremo, salivano i Tazenda insieme a Pierangelo Bertoli con quella “Spunta la luna dal monte” che avrebbe sdoganato l’etnorock in Italia.

Le radici di “Spunta la luna dal monte” affondano in “Disimparados”, un brano totalmente in lingua sarda con il quale i Tazenda avevano provato a dare un seguito al successo di “Carrasecare”, uscita nel 1990. Fu Pierangelo Bertoli a contattare i Tazenda proponendo una propria versione italiana.

«Ero sotto la doccia», racconta Gino Marielli , «quando mia madre mi infilò sotto la porta del bagno la busta con le parole di Bertoli. Non mi fecero una grande impressione, perché il nostro logudorese suonava molto bene e per la nuova versione non fu facile superare i nostri giudizi spietati. Cambiammo idea quando, in sala d'incisione, sentimmo Bertoli cantare. In realtà parlava, raccontava, evocava immagini». L’interpretazione di Bertoli trasforma insomma il brano in un racconto universale, la prospettiva si amplia: la canzone cresce, trova una dimensione capace di parlare a tutti senza perdere la propria radice. Da qui nasce la versione definitiva: in italiano ma con quel ritornello in lingua sarda che fa la differenza. Ed è in questo incontro che nasce la magia: quinta in classifica e un successo straordinario che cambierà l’immaginario collettivo ( red. spett. ).

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