Francesca Sanna parla della sua scelta professionale

«Sì, sto per partorire ma i miei piazienti non possono stare soli» 

Una storia di impegno e dedizione nell’ambulatorio di Solarussa  

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Il pancione sotto il camice bianco non passa inosservato. Francesca Sanna entra in ambulatorio a Solarussa così, ogni mattina, a quindici giorni dalla data presunta del parto. Si siede alla scrivania, accende il computer, chiama il primo paziente. Visita, prescrive, ascolta. Lo fa sapendo che se si fermasse ora 1700 persone resterebbero senza medico di base. Non è una scelta personale né un gesto eroico: è la conseguenza di una sanità territoriale che, in provincia di Oristano, non riesce più a garantire nemmeno le sostituzioni essenziali.

Instancabile

Francesca Sanna, 44 anni, è medico di medicina generale, una dei 65 professionisti dell’ambito di Oristano. Da sette anni lavora nel distretto 1.4, uno dei più estesi della provincia, che attraversa territori diversi e lontani tra loro: dalla pianura del Campidano fino alle zone interne, arrivando a Samugheo. Ne fanno parte Allai, Ollastra, Samugheo, Siamaggiore, Siamanna, Siapiccia, Simaxis, Solarussa, Villanova Truschedu, Villaurbana e Zerfaliu. Un’area vasta, fatta di piccoli comuni e popolazione anziana, dove il medico di famiglia è spesso l’unico punto di riferimento sanitario stabile. Oristanese, con altri tre colleghi condivide uno studio associato e garantisce l’apertura degli ambulatori di Solarussa, Zerfaliu e Siamaggiore. Un’organizzazione che consente di distribuire il lavoro e coprire il territorio, ma che non può supplire a una mancanza strutturale di professionisti. «Ho rinunciato ad andare in gravidanza a rischio per non lasciare scoperto l’incarico», racconta. «Eppure, a due settimane dalla data del parto, il medico che dovrebbe sostituirmi non c’è. Ares ha pubblicato il bando, ma è andato deserto».

«C’è poco da scherzare»

Così Francesca continua a lavorare fino all’ultimo giorno possibile. «Ho già avvisato i miei colleghi di tenersi pronti a farmi partorire», dice con ironia. Ma subito dopo il sorriso si spegne. «Sulla situazione sanitaria c’è poco da scherzare».

Il rischio è concreto: «Presto i miei assistiti potrebbero trovarsi senza un medico di base. I miei colleghi hanno già raggiunto il massimale e non possono farsi carico di altri pazienti. La situazione è grigia: non ci si può neanche ammalare». Il lavoro quotidiano in ambulatorio è diventato sempre più complesso. «I pazienti hanno enormi difficoltà ad accedere alle visite convenzionate, le liste d’attesa sono lunghissime. Molti si rivolgono agli specialisti privati, che poi richiedono ulteriori visite ed esami. Ormai siamo diventati prescrittori degli specialisti». Un ruolo snaturato, che appesantisce le giornate di lavoro e scarica sui medici di famiglia il peso di un sistema che fatica a garantire risposte.

Giuramento di Ippocrate

Nonostante tutto, Francesca Sanna resta. Ha scelto di onorare il giuramento di Ippocrate fino all’ultimo. Dopo il parto si fermerà solo per il tempo indispensabile per la famiglia.«“Usufruirò dei cinque mesi di congedo parentale che mi spettano, poi tornerò in ambulatorio», assicura. Perché in molti paesi del territorio l’alternativa non esiste. E perché, oggi più che mai, la sanità di prossimità si regge sulla disponibilità personale di medici che rinviano tutele, diritti e perfino momenti fondamentali della propria vita privata pur di non lasciare scoperti interi territori.

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