Campo largo.

Schlein detta l’agenda progressista 

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Avanti con l’idea che un altro mondo - e un altro governo - è possibile, ma imponendo i propri temi e senza inseguire le destre. Da Barcellona, a fianco del premier e leader socialista Pedro Sanchez, Elly Schlein rilancia l’agenda progressista battendo sul tasto della “via spagnola”, dalla crescita al lavoro all’energia. «La destra si può battere - scandisce la segretaria dem dalla “Global progressive mobilisation” - ma senza rincorrerla sui suoi temi e costringendola a parlare delle questioni su cui è in difficoltà. Batteremo le destre costruendo una nostra agenda». Intanto, a Roma, il leader M5S Giuseppe Conte riparte da Nova e dalla costruzione di un programma «dal basso», con i cittadini. «Non c’è un minuto da perdere - evidenzia - Iniziamo a scrivere il programma, ma non lo scriviamo da soli, non c’è una segreteria di partito, un gruppo dirigente, ma qui ci sono 500 nostri cittadini che contribuiranno ad avviare questo processo». E se Matteo Renzi ha lanciato la scorsa settimana le Primarie delle idee e +Europa è in questi giorni in assemblea, anche Avs si sta mobilitando. «Serve subito un programma progressista, ecologista e pacifista - sottolinea Angelo Bonelli - per costruire un’alternativa ai signori della guerra e del petrolio». Insomma, per ora nel centrosinistra si lavora sul programma ognun per sé. Il tempo per tirare le fila ci sarà, assicurano dalle parti del Pd. «Siamo in ascolto - dice Conte - e partiamo dalle tante battaglie fatte in questi anni per cambiare le cose: sono diventate a mano a mano proposte in Parlamento, che siamo arrivati a condividere con le altre forze progressiste». Certo, dai salari alla sanità i punti comuni ci sono, anche se sulla politica estera i distinguo non mancano, a cominciare dall’uso del gas russo. Intanto non manca chi rilancia le primarie: un «tratto distintivo del centrosinistra», ricorda Ernesto Maria Ruffini. Ma dipenderà dalla legge elettorale: uno stop renderebbe meno impellente la questione. Il testo a prima firma Donzelli prevede l’obbligo di indicare il nome che la coalizione proporrà per la presidenza del Consiglio. Una previsione che non c’è nel Rosatellum. Se il sistema di voto non cambiasse, l’ipotesi potrebbe essere di indicare il leader del partito che ha un voto in più. Da capire, però, se tutti nel Campo largo sarebbero d’accordo.

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