Katmandu. In Nepal si scava alla ricerca di sopravvissuti. A quasi una settimana dalla tremenda inondazione che ha devastato il nord del Paese, a causa del crollo di un ghiacciaio, il bilancio delle vittime è salito ad oltre 939 morti. Ma sono circa 3925 le persone disperse nelle vallate travolte da una micidiale ondata di fango e detriti, 4500 se si considera anche il Tibet. E tra loro ci sono 933 operai di cui non si hanno notizie da giorni. Per cercarli, i soccorritori stanno provando a farsi strada tra i tunnel sotterranei delle stazioni idroelettriche della zona. Secondo le autorità nepalesi, sono 279 le persone tratte in salvo nei giorni scorsi dai tunnel dei diversi impianti idroelettrici. Ma la situazione è drammatica non solo in Nepal, ma anche in Tibet, dove, secondo i dati ufficiali, almeno 16 persone sono morte e 546 risultano disperse. Ma sono numeri difficili da verificare e gli attivisti dell’International Campaign for Tibet - scrive il Guardian - «sollevano dubbi sulla versione ufficiale di Pechino riguardo alla portata del disastro» e temono che il numero reale delle vittime possa essere «significativamente più alto». Intanto in Nepal si seppelliscono i morti. Diversi corpi ritrovati tra le valli dell’Himalaya non sono stati ancora identificati e vengono sepolti dopo il prelievo di campioni di Dna. Secondo la Croce Rossa, sono almeno 93mila le persone colpite dalle inondazioni.
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