L’intervista.

Fusione, l’altolà di Pais: «Fermate il monopolio, sarà un danno per l’Isola» 

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Che sugli aeroporti sardi un filo scorra sino a Roma è innegabile: la Lega, nell’Isola, continua a guardare da vicinissimo la privatizzazione degli scali, una partita su cui avrà voce in capitolo il ministero dei Trasporti, governato dal capo del Carroccio, Matteo Salvini. Michele Pais, ex presidente del Consiglio regionale ed ex coordinatore sardo del partito, qualcosa da dire ce l’ha.

Al posto di Todde cosa farebbe?

«L’interesse dei sardi».

Ora non vede tutele per il diritto alla mobilità di chi vive nell’Isola?

«Un monopolio tutela il profitto, non i diritti».

Ne ha parlato con Salvini?

«Le posizioni del ministro sulla fusione degli scali sardi sono note».

Cioè?

«Per la Lega vengono prima i cittadini e i territori».

Todde vuole fare la holding a guida F2i perché la considera lo strumento attuativo della rete aeroportuale ministeriale.

«Non sta scritto da alcuna parte».

Nel Campo largo sostengono che questo obbligo della holding sia previsto dal decreto legge, il numero 1/2012, che disciplina le reti aeroportuali.

«Ribadisco: quella norma non prevede regimi di monopolio, come diventerebbe la gestione degli aeroporti con F2i al 50,25%».

La Regione al 9,25% sostiene che conterà.

«Con quella quota non è possibile».

La strada per tutelare la mobilità dei sardi qual è?

«Lasciare l’aeroporto di Cagliari in mano pubblica e creare una rete ministeriale con Alghero e Olbia. La Lega non è mai stata favorevole al controllo unico da parte di un fondo di investimento. Qui non si tratta di cambiare il destino dello scalo di Olbia, nato privato grazie alla lungimiranza del principe Karim Aga Khan che non solo ha permesso ai frequentatori della Costa Smeralda di raggiungerla, ma prima di tutto ha collegato il nord-est della Sardegna con la Penisola e con l’Europa».

Come fa la Regione a non vedere i rischi?

«La domanda non va fatta a me. Io dico solo che BlackRock, uno dei più grandi fondi di investimento al mondo, socio di F2i, nasce per inseguire gli utili. Per fare cassa. È la sua missione, un mestiere diverso rispetto alla tutela dell’interesse pubblico. Difficile che atterri in Sardegna per beneficenza. Dove esiste il controllo pubblico, come nello scalo di Cagliari, è assurdo tornare indietro».

Perché una rete ministeriale degli aeroporti dopo la privatizzazione, come nelle intenzioni di Todde?

«Direi che non sta in piedi. Confido in un ripensamento: la rete ministeriale è la strada maestra, se si vuole cambiare la gestione. La creazione della holding si muove nella direzione del profitto, non del diritto alla mobilità. C’è poi un aspetto sottovalutato».

Quale?

«Gli aeroporti sono stati costruiti grazie alle risorse pubbliche. Eppure quel valore non compare nell’equity della fusione, concordato da F2i Ligantia, Camera di commercio di Cagliari-Oristano e Regione. Parliamo di milioni e milioni investiti».

Solo su Cagliari si viaggia sull’ordine di 250 milioni.

«Mi auguro che l’intransigenza che il Campo largo professa nella difesa dei sardi trovi riscontro nella partita degli aeroporti».

La maggioranza la vede compatta?

«Provano a esserlo. Ma i malumori interni sono noti».

Secondo lei l’operazione si farà?

«Io dico di no. Mi auguro di no. Sarebbe una follia».

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