La ricorrenza

Marcinelle, memoria e polemiche 

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MARCINELLE. Nel luogo della prima grande tragedia europea sul lavoro, la politica del nostro Paese si spacca: il 70° anniversario di Marcinelle, con 136 minatori italiani tra i 262 morti, si trasforma in una giornata di tensione, dominata dalla bagarre tra FdI e Cgil.

Il fatto

Tutto inizia con l'arrivo a Marcinelle del presidente del Senato, Ignazio La Russa, una presenza che innervosisce la comunità del Pays Noir, nel distretto carbonifero di Charleroi. La protesta dei belgi comincia fuori dal perimetro della miniera del Bois du Cazier, teatro della strage del 1956, e raggiunge il suo apice quando i membri del principale sindacato belga, l'Fgtb, decidono di voltare le spalle a La Russa mentre legge il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lo stesso gesto è stato ripetuto quando, sul palco, è salita la vicepresidente del Parlamento europeo, Antonella Sberna, quota FdI.

Gli attacchi

Da lì in poi sul filo Marcinelle-Roma si è consuma uno scontro totale. Fratelli d'Italia ha puntato subito il dito contro la Cgil (una folta delegazione guidata dal leader nazionale Maurizio Landini), incolpandola della clamorosa protesta. «Devono vergognarsi, dimostrano una totale mancanza di senso delle istituzioni, un odio cieco che travolge persino il Presidente della Repubblica», ha acceso la miccia il capo delegazione di Fdi a Strasburgo, Carlo Fidanza. E mentre Landini si affrettava a smentire («Fidanza ha preso un colpo di sole, la Cgil non si gira mai dall'altra parte in nessun momento, tantomeno nel rispetto del nostro presidente della Repubblica»), Giorgia Meloni parlava di gesto grave e vergognoso». La Russa, dal canto suo, lo definiva «propagandistico».

La versione corretta

A metà mattinata, la sorpresa. «Ci siamo girati noi – ha fatto sapere il sindacato belga –, perché siamo contro la presenza di partiti fascisti e per noi FdI è una forza di estrema destra», ha rivendicato il segretario regionale dell’Fgtb a Charleroi, Vincent Pestieau, sottolineando che «la protesta non è stata contro Mattarella. «Dare la parola a La Russa, è un insulto alla memoria delle vittime», ha rincarato la dose Martine Vandevenne, tra coloro che si sono voltati. Al collo avevano tutti un fazzoletto, con la scritta Fgtb e Cgil, che contrassegnava un'iniziativa tenuta dalle due organizzazioni. L'uscita del sindacato non ha placato lo scontro, almeno in Italia. I Dem Michele Fina e Toni Ricciardi, presenti alla cerimonia, hanno puntato il dito contro «la grave bugia di Meloni», che «ha strumentalizzato» Marcinelle. «Dal sindacato belga c'è stato un doppio oltraggio, all'Italia e a Mattarella, la Cgil si dissoci», è stata la replica di FdI. A infiammare il clima anche il socialista Thomas Dermine, sindaco di Charleroi, che ha tacciato di «ipocrisia» il ricordo di Marcinelle perché «il minatore italiano di ieri potrebbe essere il gemello del migrante di oggi».

Nell’Isola

Anche la Sardegna ha omaggiato la strage di Marcinelle. Ieri sera, in un 8 agosto che diventerà la Giornata europea delle vittime del lavoro, il palazzo del Consiglio regionale, in via Roma a Cagliari, è stato illuminato di bianco, per ricordare quella tragedia e tutte le croci che continuano a contarsi. «A distanza di decenni da Marcinelle dobbiamo chiederci se la logica del profitto a scapito della sicurezza e del valore delle vite umane non caratterizzi ancora il mondo del lavoro di oggi», dice Simona Fanzecco, nuova segretaria generale della Cgil sarda. E l’assessora regionale Desirè Manca sottolinea: «Ricordare Marcinelle significa ricordare che dietro ogni lavoratore c'è una persona, una famiglia, una storia. La sicurezza, la dignità e la tutela dei diritti del lavoro devono essere una priorità permanente dell'azione pubblica. Il sacrificio di chi ci ha preceduto ci impone di continuare a costruire un modello fondato sulla legalità, sull'equità e sul rispetto della vita».

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