L’evento.

Laura Morante e Peter Marcias: “Quasi Grazia”, completamente 

L’attrice e il regista raccontano il film che sta conquistando le sale italiane 

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Tra memoria, letteratura e identità femminile, il grande schermo riporta al centro una delle figure più importanti della cultura italiana del Novecento. È stato un incontro carico di attenzione e partecipazione quello andato in scena ieri sera al cinema Notorious di piazza L’Unione Sarda, dove il pubblico ha accolto l’attrice Laura Morante e il regista Peter Marcias prima della proiezione di “Quasi Grazia”. Il film, arrivato giovedì nelle sale italiane, ripercorre la vita romana di Grazia Deledda, raccontandone tre momenti cruciali tra affermazione personale, successo letterario e fragilità umane. Un viaggio intimo dentro la quotidianità della scrittrice sarda nella Capitale, senza però perdere il legame profondo con le sue radici e con quella Sardegna che ha continuato ad abitare le sue opere.

La pellicola

l film costruisce un ritratto intimo e profondamente umano di Grazia Deledda, scegliendo di raccontarne soprattutto le fragilità, le inquietudini e il percorso di emancipazione personale in un’epoca in cui per una donna affermarsi attraverso la scrittura sembrava quasi impossibile. Attraverso le interpretazioni di Laura Morante, Irene Maiorino e Ivana Monti, la scrittrice sarda viene mostrata in tre differenti fasi della sua vita, unite dal filo conduttore della letteratura e dal rapporto complesso con le proprie radici. Un racconto che mette al centro non soltanto il successo internazionale raggiunto, ma anche i dubbi, il senso di colpa e il legame mai spezzato con la Sardegna e con la figura materna. «Io interpreto il momento centrale, poco prima del Nobel, ed è un momento nel quale lei in qualche modo si confronta con la madre, è un momento decisivo di presa di coscienza», racconta Laura Morante. «Della sua storia mi ha colpito il rapporto con la madre, questa ambivalenza, di essere sia fiera e felice di aver raggiunto qualcosa che sembrava impossibile per una donna, e allo stesso tempo i dubbi che in quel momento tornano: la madre che la ammonisce, la Sardegna che lei ha volontariamente abbandonato. In qualche modo sente di aver tradito la sua isola, riscattandosi però attraverso i romanzi con cui ha continuato a raccontarla».

Il regista

Dietro la macchina da presa c’è lo sguardo del regista sardo Peter Marcias, che con “Quasi Grazia” sceglie di allontanarsi dall’immagine più tradizionale e folkloristica della scrittrice nuorese per restituirne invece un ritratto più moderno e quotidiano. «Arrivavo da grandi personaggi femminili dell’Emilia Romagna e avevo l’esigenza di raccontare una nostra conterranea», spiega Marcias. «Chi ha visitato la sua casa museo si immagina sempre questa giovane donna che scriveva in Sardegna. Invece lei è andata via presto, è andata a Roma e ci è stata per trentasei anni». Una prospettiva differente, quindi, che punta a mostrare anche il lato più personale e contemporaneo della scrittrice: «Ci tenevo a raccontare una Grazia Deledda romana, che amava anche comprarsi gli abiti alla moda e le capigliature».

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